domenica, 06 aprile 2008
Oggi siamo andati alla sagra della lepre a Le Palaie, vicino Pelago: era tutto buono, e ho anche spilluzzicato i piatti degli altri che, un po' ingrati ma di buon cuore, lascian lì questo o quel pezzo d'umido grasso. Dopo, al circolo Arci Le Palaie, tra i manifesti di Veltroni e una cucina piccola in miniatura, mi son mangiato un gelato e ho preso il caffè; gli omìni guardavano la formula uno, ma noi no: si sfogliava qualche giornale e si decideva del futuro più prossimo. Così, con ancora un po' di fame, siamo andati a stenderci su un prato, che stava per le strade sopra Pelago; la macchina lasciata in curva e nessun altro intorno, siamo rimasti stesi per un'oretta, forse. Poi è passata un' automobile che, tutta da sola, s'è schiantata e capovolta a dieci metri dalla nostra. Il conducente non s'era fatto nulla, e noi guardavamo tutto da una cinquantina di metri, mentre la gente - chissà poi da dove - accorreva. Passati dieci minuti e un po' abbattuti, siamo andati a comprare delle arance e qualche fragola a un baracchino per la strada; qualcuna era marcia. Abbiamo vagato, su, giù e in largo. Alla fine, però, siamo arrivati al castello di Nipozzano; ci fanno il vino, e ci sono delle case con le porte che volan via a soffiarci su. Tra i filari, le colline e queste case abbandonate con gli orticelli, il vento fischiava; abbiam pensato a cosa potesse voler dire essere il signore di quel castello, e veder stendersi, al mattino come alla sera, i campi, l'ulivi e i filari. Tra le sigarette e Leandro che parlava di chimica siamo poi scesi, mentre alla radio intervistavano il Pranda, che era contento per la vittoria della Viola. Anche se il peso che portiamo addosso ci accompagnerà fin dentro alla tomba, il paradiso non è perduto: si nasconde tra le arance e il sangue della lepre.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 20:00 | Permalink | commenti
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