Che il controllore del treno canti "dammi tre parole, amore amore amore" (sic!) è forse il segno ultimo dell'approssimarsi dell'Apocalisse.
Lui sta lì, lo vedo, sbracato sul seggiolino a scaccolarsi un po'; mentre si strappa i peli del naso a mazzetti fa finta di ascoltare il suo collega, che parla e parla: prima di una certa cura per la calvizie che funziona sicuramente, poi del Moto Gp, dei mutui; di tante cose. Se non altro parla a voce bassa, e non mi controlla l'abbonamento scaduto.
Ma al di fuori di queste fortunate eccezioni, Che Fare, ci chiediamo insieme al compagno Lenin, per questa gente che parla e che ha voglia di parlare? Imprigionarli, sarebbe inutile: protesterebbero sicuramente. Venderli, sarebbe rischioso: formerebbero associazioni, sindacati; sai che palle. Ammazzarli: ammazzarli, ecco, anche anche; ma poi magari toccherebbe a noi, che si sta zitti, fare i controllori del treno e gli sciampisti. Mi basterebbe, allora, tra queste chiacchiere d'oggi, che si potesse almeno andare dal barbiere, d'estate, liberi di pensare in silenzio e con la testa sotto la cannella dell'acqua, o fare i pranzi delle festività coi parenti zitti, tra costoline d'agnello e lasagne lunghe un chilometro, tutti presi a mangiare, grattarsi e ruttare. A chi da noia il rumore di chi mangia, poi, torni in mente il silenzio di chi pensa, e pensi bene, in qualche maniera, a tenersi la bocca occupata.
Lui sta lì, lo vedo, sbracato sul seggiolino a scaccolarsi un po'; mentre si strappa i peli del naso a mazzetti fa finta di ascoltare il suo collega, che parla e parla: prima di una certa cura per la calvizie che funziona sicuramente, poi del Moto Gp, dei mutui; di tante cose. Se non altro parla a voce bassa, e non mi controlla l'abbonamento scaduto.
Ma al di fuori di queste fortunate eccezioni, Che Fare, ci chiediamo insieme al compagno Lenin, per questa gente che parla e che ha voglia di parlare? Imprigionarli, sarebbe inutile: protesterebbero sicuramente. Venderli, sarebbe rischioso: formerebbero associazioni, sindacati; sai che palle. Ammazzarli: ammazzarli, ecco, anche anche; ma poi magari toccherebbe a noi, che si sta zitti, fare i controllori del treno e gli sciampisti. Mi basterebbe, allora, tra queste chiacchiere d'oggi, che si potesse almeno andare dal barbiere, d'estate, liberi di pensare in silenzio e con la testa sotto la cannella dell'acqua, o fare i pranzi delle festività coi parenti zitti, tra costoline d'agnello e lasagne lunghe un chilometro, tutti presi a mangiare, grattarsi e ruttare. A chi da noia il rumore di chi mangia, poi, torni in mente il silenzio di chi pensa, e pensi bene, in qualche maniera, a tenersi la bocca occupata.

