C'era una volta un bambino, e un bambino che non vi starò a mentire: un bambino brutto, secco rifinito, che se solo avesse avuto sei o sett'anni di più l'avrebbero chiamato Seghezzi, da quant'era secco, ma aveva quattr'anni e basta, allora lo chiamavan col suo di nome, che però noi non vi riveliamo per via della legge sulla privacy. Coi minori oggigiorno non si scherza.
Questo bambino abitava a ***, un posto dove evidentemente a tutt'oggi si sono svolte molte vicende - lo so perchè l'ho già visto rammentato da un monte di parti -, e tutte sotto il silenzio della privacy, che impediva di rivelare il vero nome di ***, che quindi è stato tante volte confuso con la *** di Manzoni e poi con quella di ***, autore che - per un discorso di privacy - vuol nascondere la sua vera identità. E a ***, il nostro *** - dovremmo forse chiamarlo ***y per una questione di fruibilità del testo? Meglio forse chiamarlo ***ncesco, allora - come i numeri di telefono. In ogni caso, questo bambino era a letto, bello bello - anche se è solo un modo di dire - a dormire della grossa: sognava e sognava: e sognava d'esser dentro un vagone del treno che poi non si faceva a tempo a capire nulla che già s'era svegliato, e la mamma gli faceva:
"***ncesco, ***ncesco, svegliati!"
E poi ancora:
"***ncesco, sù, è pronta la colazione!"
E ***ncesco si svegliò, controvoglia, perchè son pigri questi bambini d'oggi; a quattr'anni già si svegliano controvoglia, io mi ricordo che ai miei tempi mi svegliavo per gli incubi mortali e poi dopo ero pure contento, di non esser più sulla sedia elettrica oppure in un tunnel incorporeo ed infinito inseguito da una strega colla mannaia: ma oggi, sognano il trenino, e come si fa! Certo che ci resti volentieri, seduto sulla poltrona del treno con la colazione portata dalle hostess in minigonna e lo chardonnay e i paesaggi che ti scorrono di fianco, verdi, verdissimi, e con magari anche le mucche, che son belle bestie finchè le vedi da lontano, siccome non puzzano e te le puoi anche figurare col dono della parola che spruzzano spontaneamente il latte nei cartoni e giù, tutta una corsa frenetica fino al frigorifero di casa tua: Esselunga ti porta la spesa a casa, fino a tavola. Così ***ncesco si alzò per prendere questo latte coi cereali al miele e cioccolato che sanno di polistirolo - fatto empirico, questo, che puoi scoprire unicamente dopo aver assaggiato il polistirolo; solo che se poi lo dici "ho assaggiato il polistirolo" e sapeva di cereali al miele e cioccolato, dimmelo te, chi ti può dar retta, perdi ogni autorità: questo è dunque un circolo vizioso - ma prima guardò la mamma contrariato e le disse:
"Oh, mamma!"
"Eh! Dimmi ***nceschino!"
"O mamma, ma che sei rincoglionita? Ma che la finisci di chiamarmi ***ncesco? Che ti chiamo io ***ma? No, non mi sembra: anche perchè la pronuncia dell'asterisco non mi sorte mica tanto bene: chiamami col mio nome, ***ncesco! E insomma!"
E la mamma si spaventò tanto che divenne tutta bianca [anche se era di Taranto]; quasi non sveniva, che però poi si riprese e c'è chi vocifera di un intervento di ***re *** da ***trelcina. E quando si riprese, fece:
"O ***ncesco, ma che sei diventato matto? Bambino mio, ma che dici! Stai bene?"
"O mamma, via, finiscila che ormai tu sei vecchia: preparami piuttosto questa colazione che alle nove e mezzo ci ho la riunione all'assemblea per il potere operaio e figurati te che figura ci faccio se arrrivo vestito a questa maniera appena levato di letto, via. E portami il giornale, che è troppo in alto e non ci arrivo!"
La mamma ***iana svenne, e ***ncesco rimase senza colazione e senza giornale.
Il senso di questa storia, in definitiva, è che non bisogna aver fretta di diventare maturi.
Questo bambino abitava a ***, un posto dove evidentemente a tutt'oggi si sono svolte molte vicende - lo so perchè l'ho già visto rammentato da un monte di parti -, e tutte sotto il silenzio della privacy, che impediva di rivelare il vero nome di ***, che quindi è stato tante volte confuso con la *** di Manzoni e poi con quella di ***, autore che - per un discorso di privacy - vuol nascondere la sua vera identità. E a ***, il nostro *** - dovremmo forse chiamarlo ***y per una questione di fruibilità del testo? Meglio forse chiamarlo ***ncesco, allora - come i numeri di telefono. In ogni caso, questo bambino era a letto, bello bello - anche se è solo un modo di dire - a dormire della grossa: sognava e sognava: e sognava d'esser dentro un vagone del treno che poi non si faceva a tempo a capire nulla che già s'era svegliato, e la mamma gli faceva:
"***ncesco, ***ncesco, svegliati!"
E poi ancora:
"***ncesco, sù, è pronta la colazione!"
E ***ncesco si svegliò, controvoglia, perchè son pigri questi bambini d'oggi; a quattr'anni già si svegliano controvoglia, io mi ricordo che ai miei tempi mi svegliavo per gli incubi mortali e poi dopo ero pure contento, di non esser più sulla sedia elettrica oppure in un tunnel incorporeo ed infinito inseguito da una strega colla mannaia: ma oggi, sognano il trenino, e come si fa! Certo che ci resti volentieri, seduto sulla poltrona del treno con la colazione portata dalle hostess in minigonna e lo chardonnay e i paesaggi che ti scorrono di fianco, verdi, verdissimi, e con magari anche le mucche, che son belle bestie finchè le vedi da lontano, siccome non puzzano e te le puoi anche figurare col dono della parola che spruzzano spontaneamente il latte nei cartoni e giù, tutta una corsa frenetica fino al frigorifero di casa tua: Esselunga ti porta la spesa a casa, fino a tavola. Così ***ncesco si alzò per prendere questo latte coi cereali al miele e cioccolato che sanno di polistirolo - fatto empirico, questo, che puoi scoprire unicamente dopo aver assaggiato il polistirolo; solo che se poi lo dici "ho assaggiato il polistirolo" e sapeva di cereali al miele e cioccolato, dimmelo te, chi ti può dar retta, perdi ogni autorità: questo è dunque un circolo vizioso - ma prima guardò la mamma contrariato e le disse:
"Oh, mamma!"
"Eh! Dimmi ***nceschino!"
"O mamma, ma che sei rincoglionita? Ma che la finisci di chiamarmi ***ncesco? Che ti chiamo io ***ma? No, non mi sembra: anche perchè la pronuncia dell'asterisco non mi sorte mica tanto bene: chiamami col mio nome, ***ncesco! E insomma!"
E la mamma si spaventò tanto che divenne tutta bianca [anche se era di Taranto]; quasi non sveniva, che però poi si riprese e c'è chi vocifera di un intervento di ***re *** da ***trelcina. E quando si riprese, fece:
"O ***ncesco, ma che sei diventato matto? Bambino mio, ma che dici! Stai bene?"
"O mamma, via, finiscila che ormai tu sei vecchia: preparami piuttosto questa colazione che alle nove e mezzo ci ho la riunione all'assemblea per il potere operaio e figurati te che figura ci faccio se arrrivo vestito a questa maniera appena levato di letto, via. E portami il giornale, che è troppo in alto e non ci arrivo!"
La mamma ***iana svenne, e ***ncesco rimase senza colazione e senza giornale.
Il senso di questa storia, in definitiva, è che non bisogna aver fretta di diventare maturi.

