venerdì, 01 febbraio 2008
Scrivere sul maiale oggi sembra aver perso di senso: in un'epoca votata a tutto ciò che è compatto e tascabile, anche un quaderno sarebbe anacronistico, figuriamoci un porco. Questo genere d'esclusione, in virtù di una dominante esigenza di praticità, si è esteso anche agli uomini, la cui grandezza è stata decretata essere un peso da gettare a mare. La stazza, in tutte le sue forme, si è mutata in vergogna; l'incapacità di ricoprire ruoli angusti, l'irriducibilità essenziale e la distanza dalle astuzie della ragione più fina rappresentano una condanna biologica. La ricerca del minimo comune multiplo buono per le aspettative di un'umanità fittizia ha trascinato con sè le gambe secche dei giovani d'oggi, coi loro visi smunti e le brache strette. Tutto è stato ridotto, e con la miniaturizzazione tecnologica è stato facile convincere i più a rifugiarsi entro spazi e tempi sempre più ristretti. Esser compatti, ridotti ai minimi termini: questa è l'etica in un mondo sovraffollato dove tutto è spreco. Adesso, tutti eccitati per esser riusciti a riportare tutto all' uno e allo zero, ci ritroviamo soli, e con la minchia tra le mani.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 13:15 | Permalink | commenti (1)
Commenti
#1   20 Febbraio 2008 - 17:40
 
come del maiale non si butta via niente, partendo dal maiale è possibile parlare di tutto lo scibile umano... geniale
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