Fortunatamente almeno ai maiali è risparmiata la prassi della biblioteca pubblica; questa, in modo tutt'altro che sorprendente - specie da quando tutte le pratiche hanno preso a somigliarsi più e più ogni giorno che passa - ricorda per tanti versi quella dei locali notturni e dei posti di lavoro. L'affollamento insistito e programmato, l'obbligo di mantenere pur sempre un certo distacco e la disciplina del silenzio, hanno ridotto la comunicazione ad una caricatura fatta d'espressioni, giubbotti e modi di portare i capelli. Così le pagine dei libri scorrono in serie, come giri di vite o di bevute, senza lasciar traccia del loro passaggio se non nelle fisionomie d'una selva di giovani stanchi, ingobbiti e sciupati dal bere; le lamentazioni, la maleducazione e - insomma - il desiderio di vivere, vengon lasciati ai tanti matti che parlano da soli, a voce alta, tra le risa e lo sdegno di tutto un pubblico distante. Così, mentre un uomo in ciabatte, scoreggiando, tocca una spalla ad una ragazzina e le fa un complimento dettato dalla rabbia, noi restiamo lì, a guardare impietriti. Ci spaventa il grido del maiale sgozzato; anche i più sicuri vacillano e temono per un attimo, contro la fisica dei corpi, che questo si liberi dai suoi legacci e parta per un'ultima corsa incontro alla morte.

