domenica, 21 gennaio 2007
Senza Titolo

L'ho domandato migliaia di volte
Che cosa sia natura,
Cosa no, ma ancor risposte unn'ho tolte.

Tranquillo, m'han detto, gliè la verdura
Come l'albero e l'erba
La foglia gialla e la pesca ancor dura:

L'aria al mattino che spira superba,
La terra brulla e nera,
L'acqua viva, che ricordi non serba:

Le fiamme, il bosco fitto e la riviera.
Così il deserto bianco,
E gli abissi blu, dove sempre è sera.

Ma gli abissi miei, che di viver stanco
Passo e ripasso al vaglio
Lo sono? Lo sono il ventre ed il fianco?

M'han detto sì, com'anche ogni dettaglio
Dell'uomo e della donna
L'anima loro ed il vizio e lo sbaglio

L'intelletto vivo e quel che s'assonna,
Quello che prega Iddio,
Quell'altro che bestemmia la madonna;

La vita intera nel suo tramestio,
Che duri o che finisca,
Per man del cristo o pe'l volere mio.

M'han detto tutto, loro in questa bisca,
Ma nulla nel contempo:
Non c'è verbo che tutto definisca.

Allor mi son deciso a un perder tempo,
Ho preso a bere e molto,
Gridando contro il Cristo nottetempo:

E l'ho picchiato, nè fianchi e sul volto,
Come lo picchio ancora,
Chè al mio processo certo un l'hanno assolto.

E così giro e vago all'ultim'ora
Del giorno mio più lungo
Senza risposta, il volto che scolora.

Ma stanco, mi vien fame e un mi dilungo;
Sicchè vo a un baracchino,
Qui di dietro, du' passi e lo raggiungo.

Mi siedo al caldo e gli ordino un panino;
Ma poi come un capriccio
Mi torna la domanda da puntino.

Lo chiedo al trippaio, un ometto riccio,
Che guarda fisso e dice:
La natura gliè roba bona, ciccio.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 20:51 | Permalink | commenti
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