giovedì, 28 febbraio 2008
Non ricordo bene: i maiali hanno la memoria o troppo lunga, o troppo corta. A proposito, oggi rammentavo d'avere una soglia d'attenzione bassa, bassa davvero: mettevo l'accento, anche, sull'intenzionalità di questa condizione. Non ho voglia di ricordarmele, le facce, i cani tozzi e gli abiti alla moda che si vedono per strada: e i nomi, le parole di questo o di quest'altro. Che in tutto questo processo operi una selezione, non c'è dubbio: mi ricordo il panino di oggi, che era simile, per grandezza, a quelle bozze da due chili con dentro la frittata che si mangiano i muratori nelle pause pranzo. E mi ricordo anche degli uccellini - che non so come si chiamano, son piccini; saran pettirossi, o colibrì, forse passerotti. Importa poco - che aspettavano me ne andassi per prendere le briciole bagnate dell'acqua di mozzarella che grondava dal cartoccio; eran belli, ma prima ancora che fossi stanco di vederli son arrivati dei piccioni, grassi e con l'occhi sparati fuori dalle orbite, e l'hanno fatti volar via. Non c'è stato nulla da fare.
Anche se ci son delle impalcature e il tempo è quello che è, mangiare su quelle panchine mi piace; finchè rimango da solo, il silenzio, il verde e quella scritta prima d'entrare, "Orti del Parnaso" sono un rifugio per l'immaginazione. E m'immagino, allora, d'esser da solo, su una panchina, a mangiare un panino grande come quello dei muratori, e i passerotti e l'aria fresca e il silenzio.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 19:12 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 01 febbraio 2008
Scrivere sul maiale oggi sembra aver perso di senso: in un'epoca votata a tutto ciò che è compatto e tascabile, anche un quaderno sarebbe anacronistico, figuriamoci un porco. Questo genere d'esclusione, in virtù di una dominante esigenza di praticità, si è esteso anche agli uomini, la cui grandezza è stata decretata essere un peso da gettare a mare. La stazza, in tutte le sue forme, si è mutata in vergogna; l'incapacità di ricoprire ruoli angusti, l'irriducibilità essenziale e la distanza dalle astuzie della ragione più fina rappresentano una condanna biologica. La ricerca del minimo comune multiplo buono per le aspettative di un'umanità fittizia ha trascinato con sè le gambe secche dei giovani d'oggi, coi loro visi smunti e le brache strette. Tutto è stato ridotto, e con la miniaturizzazione tecnologica è stato facile convincere i più a rifugiarsi entro spazi e tempi sempre più ristretti. Esser compatti, ridotti ai minimi termini: questa è l'etica in un mondo sovraffollato dove tutto è spreco. Adesso, tutti eccitati per esser riusciti a riportare tutto all' uno e allo zero, ci ritroviamo soli, e con la minchia tra le mani.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 13:15 | Permalink | commenti (1)
categoria:
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.