Era fori con me, era quasi le tre, Bobo Vieri olè.
Dacchè mi sono rotto i coglioni di questo mestierare da finocchi che son le rime, voffro (si, voffro) qui qualche spunto per l'estate co' una pudica prosettina in pieno stile rococò, sciacchetrà, vinbrulè. Si cominci coi consigli per l'estate: l'abbronzatura perfetta, in primis. Si prenda un bel chilo di carote (o meglio: una carota da un chilo, che come ben sappiamo pesa più di un chilo di fave, ma meno di una fava da un chilo, poichè la pesatura di quest'ultima avviene in condizioni di mollezza del membro - che fa anche un po' effetto; condizione questa che non rende gloria all'effettiva mole del maniglione antipanico in questione) e ci se lo verghi (per i più pudici "metta", o forse "ponga"; per gli habituèèsch, "riponga" o "rifili" o "rimbuzzi") nel pigiastronzoli. Non appena raggiunto il quarto stomaco, s'aggiunga un po' di conserva di pomodoro, gli odori (odori, si, non fate gli stupidini), e si lasci bollire per un quattro o cinque ore in una pentola bella fonda. A cottura ultimata telefonare Duccio Burberi, che saprà offrirvi un giudizio incompetente ma altezzoso sulla riuscita cottura di questo lampredotto, che comunque troverà insufficiente causa l'assenza di matrice.
Superato lo sdegno del Burberi, che nel frattempo sarà impegnato in discussioni di ben altra levatura (si ricordino "benji, ma quali DVD devo comprare?" e "Mi garba il sugo rappreso"), torniamo repente a noi, anzi, "A Noi!".
Al povero Fruscaglio (o era Federico?), destinatario dell'invito pubblicato a quanto mi si dice sulla Gazzetta (che era, mi dicono, il suo giornale preferito - il nostro novello Aistai), auguri di buon ritorno a casa, dove lo aspettano una famiglia di muratori bergamaschi - coi quali potrà tornare a dilettarsi nel gioco del "Daghe al Negher" - e una bella fica davvero: complimenti per l'occhio, caro il mio Ferdinando, bella patozzina che ti sei preso per "superare tutto perchè insieme ce la possiamo fare". Chiunque incontrasse quindi il nostro scomparso Favesio, è pregato riportare tutto all'attenzione di "Itle A., Forniture Idrosanitarie per sefarditi" (indirizzo in calce) (viva), che saprà prendersi cura delle esequie del mentecatto che ormai, lo si sa, è belle che a farsi divorare dalle mignatte: colpa sua e della sua testina di cazzo.
A proposito di testine di minchia, è morto Ingmar Bergman; vittima amara, che va ad aggiungersi alla lista cominciata dal nostro caro e compianto Frigiderio e continuata da Antonioni (il cui merito unico è stato quello di - morendo - far dimenticare la morte del nordico Inghemaro). Siamo (io e la mia fava) qui però sollevati dal dolore grazie alle manifestazioni d'affetto e stima espresse dal verminaio umano, che - fedele alla linea - ha deciso di rendere omaggio ad un personaggio ad esso completamente sconosciuto (nonchè disprezzato: "Bergman? No, dai, ma sempre questi mattoni" "E' vecchio!" "E' lento" "Ma qualcosa di coreano?" e cosi' via) comprando, molto probabilmente in un grande magazzino, l'opera omnia in DVD da esporre (ma mai vedere, poichè i ritmi d'oggigiorno non ci lasciano mai il tempo) altezzosi alla prossima cena con gli amici del mare, sotto le note di un Celentano d'annata o, per i più esigenti, di una compilation disco di Repubblica: tutto questo per ricordarci che , a chiare lettere, l'odio scavalca il dolore.
Per restare in tema, parliamo di budini: mi madre fa un budino ottimo, per me (e solo per me) che sono uno spirito delicato - e diversamente da voialtri, miasma della civiltà, bestie da soma e da monta, capace di cogliere la differenza tra uno struzzo ed un mangianastri. Ricordatevi dunque la prossima volta, al ristorante, quando ordinerete un cremcaramelsh (vorrei ricordare che si dice budino. Così come abagiursh -> la lampada e baguette -> omosessualità: finiamola di ammazzare la lingua - siete dei bifolchi), che siete quello che mangiate, ovvero il sudore delle braccia di un operaio grasso che sbatte le uova con la nerchia mentre incarta i vostri snèchshh.
Dacchè mi sono rotto i coglioni di questo mestierare da finocchi che son le rime, voffro (si, voffro) qui qualche spunto per l'estate co' una pudica prosettina in pieno stile rococò, sciacchetrà, vinbrulè. Si cominci coi consigli per l'estate: l'abbronzatura perfetta, in primis. Si prenda un bel chilo di carote (o meglio: una carota da un chilo, che come ben sappiamo pesa più di un chilo di fave, ma meno di una fava da un chilo, poichè la pesatura di quest'ultima avviene in condizioni di mollezza del membro - che fa anche un po' effetto; condizione questa che non rende gloria all'effettiva mole del maniglione antipanico in questione) e ci se lo verghi (per i più pudici "metta", o forse "ponga"; per gli habituèèsch, "riponga" o "rifili" o "rimbuzzi") nel pigiastronzoli. Non appena raggiunto il quarto stomaco, s'aggiunga un po' di conserva di pomodoro, gli odori (odori, si, non fate gli stupidini), e si lasci bollire per un quattro o cinque ore in una pentola bella fonda. A cottura ultimata telefonare Duccio Burberi, che saprà offrirvi un giudizio incompetente ma altezzoso sulla riuscita cottura di questo lampredotto, che comunque troverà insufficiente causa l'assenza di matrice.
Superato lo sdegno del Burberi, che nel frattempo sarà impegnato in discussioni di ben altra levatura (si ricordino "benji, ma quali DVD devo comprare?" e "Mi garba il sugo rappreso"), torniamo repente a noi, anzi, "A Noi!".
Al povero Fruscaglio (o era Federico?), destinatario dell'invito pubblicato a quanto mi si dice sulla Gazzetta (che era, mi dicono, il suo giornale preferito - il nostro novello Aistai), auguri di buon ritorno a casa, dove lo aspettano una famiglia di muratori bergamaschi - coi quali potrà tornare a dilettarsi nel gioco del "Daghe al Negher" - e una bella fica davvero: complimenti per l'occhio, caro il mio Ferdinando, bella patozzina che ti sei preso per "superare tutto perchè insieme ce la possiamo fare". Chiunque incontrasse quindi il nostro scomparso Favesio, è pregato riportare tutto all'attenzione di "Itle A., Forniture Idrosanitarie per sefarditi" (indirizzo in calce) (viva), che saprà prendersi cura delle esequie del mentecatto che ormai, lo si sa, è belle che a farsi divorare dalle mignatte: colpa sua e della sua testina di cazzo.
A proposito di testine di minchia, è morto Ingmar Bergman; vittima amara, che va ad aggiungersi alla lista cominciata dal nostro caro e compianto Frigiderio e continuata da Antonioni (il cui merito unico è stato quello di - morendo - far dimenticare la morte del nordico Inghemaro). Siamo (io e la mia fava) qui però sollevati dal dolore grazie alle manifestazioni d'affetto e stima espresse dal verminaio umano, che - fedele alla linea - ha deciso di rendere omaggio ad un personaggio ad esso completamente sconosciuto (nonchè disprezzato: "Bergman? No, dai, ma sempre questi mattoni" "E' vecchio!" "E' lento" "Ma qualcosa di coreano?" e cosi' via) comprando, molto probabilmente in un grande magazzino, l'opera omnia in DVD da esporre (ma mai vedere, poichè i ritmi d'oggigiorno non ci lasciano mai il tempo) altezzosi alla prossima cena con gli amici del mare, sotto le note di un Celentano d'annata o, per i più esigenti, di una compilation disco di Repubblica: tutto questo per ricordarci che , a chiare lettere, l'odio scavalca il dolore.
Per restare in tema, parliamo di budini: mi madre fa un budino ottimo, per me (e solo per me) che sono uno spirito delicato - e diversamente da voialtri, miasma della civiltà, bestie da soma e da monta, capace di cogliere la differenza tra uno struzzo ed un mangianastri. Ricordatevi dunque la prossima volta, al ristorante, quando ordinerete un cremcaramelsh (vorrei ricordare che si dice budino. Così come abagiursh -> la lampada e baguette -> omosessualità: finiamola di ammazzare la lingua - siete dei bifolchi), che siete quello che mangiate, ovvero il sudore delle braccia di un operaio grasso che sbatte le uova con la nerchia mentre incarta i vostri snèchshh.
