martedì, 27 marzo 2007
"Taralli"
Ti si vede scritto in viso
Quando vai al distributore
Che lo snack tu l'hai deciso
Non coi denti ma col cuore,
Che i taralli come il riso
Mancan proprio di sapore
Ma il buon gusto te l'ha ucciso
Per la Puglia un grande amore.
Io lo so che da bambina
Tu l'amasti, sta gomorra,
Ma ricordati, stellina,
Che laggiù c'è odor di scorra
E che un l'usan la farina
Perchè adoprano la sborra.
lunedì, 26 marzo 2007
"Esselunga"
Sulla lista della spesa
Ci ho segnato proprio tutto:
La vitella nella fesa,
Due banane ed il prosciutto,
Della colla a pronta presa
Pe' incollare un vaso brutto,
Due bei kinder gran sorpresa
E le gomme gusto rutto.
Ma qui dentro la sportina
Dio budello con la scabbia
Mancan burro e margarina
E lo sai to ma' s'arrabbia
Se domani di mattina
Glielo pigio con la sabbia.
giovedì, 22 marzo 2007
"La mi faccia un bombolone"
Bomboloni con la crema
N'ho mangiati pure troppi
Perchè un altro non m'accoppi,
Con l'ambiente che ancor trema
Per il gasse che il sistema
M'ha prodotto senza intoppi
E che emetto a grossi stioppi
Dalla fella proprio estrema.
Dunque bimba quel che voglio
Non è mica un'altra pasta,
Ma che quando poi mi spoglio,
Con quell'aria tua si' casta,
Tu mi puppi sto convoglio
Di salame iconoclasta.
giovedì, 22 marzo 2007
Hotel "Il pellegrino", Via Bolognese 56, Firenze.
Sono tutti rottinculo
Sti filosofi baggiani
E l'uccello ch'è padulo
Lo massaggian con le mani
Mentre in modo assai garrulo
Ai teologi cristiani
Dan leccate dento il culo
Come a Silvio lo Schifani.
Vanno messe le barriere,
Come dico da cent'anni,
Per l'accesso al gran sapere
Di Spinoza detto Gianni:
Niente froci nel sedere
Nè terroni turcomanni.
giovedì, 22 marzo 2007
Il freddo terrificante
Di questi giorni qui
Io mica lo volevo.
M'aspettavo, delle tante,
Di tornare così,
Con un po' di sollievo,
Alla primavera,
Senza scosse, piano piano;
Ma pare non si possa.
Allora torna un gelo
Che prima ghiaccia una mano
E poi l'altra, e poi l'ossa.
Ci manca per un pelo
Che proprio m'ammazzi.
Alle aperture a un disgelo
Non bisogna crederci.
Restan solo la vanga,
Per rivoltar lo sfacelo
Di questi giorni lerci,
E, per chi li rimpianga,
La croce e l'infamia.
venerdì, 16 marzo 2007
Inoltre: per chi si sentisse solo la notte e fosse stanco di tirarsi noiose mazzinghe, di qui in avanti saranno disponibili le rime dello Smaila su carta. Le stampa e le rilega e ve le firma proprio lui, lo Smaila, con le sue manine morbide e tanto care, poi ve le spedisce GRATIS e dico GRATIS fino a casa, perchè è un signore e i soldi che avete toccato voi, a dire il vero, gli fanno pure schifo al cazzo, che chissà quanti maniglioni vi siete vergati con quelle manacce.
Lo Smaila lo trovate all'indirizzo elettronico telriot-at-libero.it - ma non crediate di fargli un favore a raccontarvi dei cazzi vostri e tutto il resto, che di voi non gliene frega meno che di una minchia e lo fa solo per narcisismo di distribuire le raccoltine a giro.
venerdì, 16 marzo 2007
Io anche cosi', coi piedi
Che mi sanno di gargamella
Mi vesto: e ci vado a pagarla
Sta multa qui. Che cosa credi,
Che perchè si sente la fella
La città non voglia onorarla?
Ma guarda ciccio, ti sbagli.
Che io a Prato ci sto bene,
E poi glieli do volentieri
Questi soldi, così magari
Aiuto a prevenir le cancrene
Dell'industrie di sti lanieri
Col mio contributo. Li ho cari
E ci tengo ad aiutarli.
E magari incentivo pure,
Fluidifico, monetizzo,
Do una manina a qualcheduno.
E quando dico che assai dure
Manate sul viso rubizzo
Io gliele darei a più d'uno,
Scherzo. Che cosa ti credi?
Non è mica che odio davvero
La stirpe degli umani tutta,
Vecchi e giovani, parimenti.
E neppur m'auguro che nero,
Il vessillo di questa strutta
Anima, per braccia potenti
Cristo ve l'inchiodi in capo.
domenica, 11 marzo 2007
Le giornate passate
A grattarmi la fava
Son proprio le peggiori.
Le più sono d'estate
Col caldo e un fil di bava
Che mi sorte di fuori
Dalla bocca aperta.
Ma non son mica l' uniche,
Che ci son anche queste
D'inverno o primavera,
Di fiacca belle cariche,
Quando non ci si veste
E subito è già sera,
Una dopo l'altra.
La vita delle donne
Così me l'immagino,
Piena di questi giorni
Malaticci, da insonne.
Così cedono al vino
Prima che l'uomo torni
A picchiarle sodo.
Non farei mica a cambio.
A me, mi basta qualche
Domenicuccia lenta,
A guardare lo scambio
Dei treni tra le calche
Di gente che s'inventa
Vacanze d'un giorno.
venerdì, 09 marzo 2007
Ma che cazzo vuoi dire
Alla gente grassa e bianca
Che non vuol più morire
Anche se di questa vita
E' bell'e stanca.
Che cazzo gli vuoi dire,
Dimmelo, sù, per davvero;
Ci han poco da capire.
Dunque gli auguro la fame,
E son sincero,
Ma solo per vendetta
Che non voglio poi sporcarmi
Le mani d'ideali,
Di strategie di mercato,
Del porco dio.