"Saturday Night Frosties"
Sabato sera s'era gonfi alla maniera dei paperi, io, il Burberierieri e il Bonacchi. Belli giovanili s'andette a una festa di democristiani, come quelli che ci sono alla televisione, democratici e cristiani. Ci s'andette già briai; ma li', siccome son democratici e cristiani, c'era da bere gratis, e di quello cattivo. Quindi, si bevve: c'era pure dell'ottima crema di nerchia che, tra l'altro, veniva direttamente dal Tennessee. Di li' a qualche istante, confusione.
S'era pieni di liquami
Come vino birra e sbobba
Li' nel mezzo a que'tegami
Che facevan troppo i giobba
Come fossero ste fiche
Di parvenze eccezionali,
Mentre invece eran rottami
Brutti proprio senza eguali.
Allordunque a ste vestali
Bone manco a farci il lesso
Co' un accento di Narnali
Io gli dissi, lo confesso,
Ch'eran proprio dei budelli
Roba da dugento lire
Come scrofe di maiali
Che un si possano soffrire.
Un l'avessi avuto a dire
Di ste fiche troppo brutte!
S'incazzonno da morire
Nell'orgoglio ormai distrutte
Rovescionnomi da bere
Mi dicettero "Coglione"
Poi chiamonno per finire
A difenderle un frescone.
Questo tristo scorreggione
E si mise dunque serio
Poi mi disse "Son Marione
Il figliolo di Valerio
Queste fiche sono meco
Quindi resta tranquillino
Altrimenti da leone
Ti trasformo in anatrino."
E mi presi timore, diobono! Ci avevo pure la maglia sudicia di sangria: le fiche non mi avrebbero più cacato di pezza! Tragedia! Imbarazzo tremendo!
Ma d'improvviso la luce del signore nostro mi illuminette, con anche degli effetti pirotecnici notevoli, e l'immagine del sacro sangue di San Gennaro fece sortire dalla mia meravigliosa testina (circonferenza sessantaquattro) una grande idea.
Preso quindi dalla musa
Dell'alcolica sostanza
Con de' passi alla rinfusa
Mi fiondai nell'altra stanza
Dove c'era il banco barre
Cui son tanto affezionato,
Che ci ho l'anima richiusa
Dentro un corpo di drogato.
Fattosta che assai ispirato
Una bocciolo presi vòto
Ripienandol difilato
Con sangrie di marca "Scroto":
Mi diressi dunque all'uscio
Dove stavano le zozze
E sul capo loro vòto
Ne versai per cinque pozze.
Mi dispiace fiche sgozze
Per davvero non volevo
Le figure vostre tozze
Insozzar di quel che un bevo;
Ma si sa che son burlone,
E mi garba raccattalle
Come pur le fiche rozze
Umilialle e bastonalle.
Ora quindi dalle palle
E mi levo di filata
Vi saluto, vo a Travalle
Che un la voglio la manata
Di Marione sopra i denti
Che pareva tipo astioso
Con due metri lui di spalle
E quell'animo incazzoso.
E sarei anche andato, veloce, nella migliore tradizione della botta e via: ma Buerberierieri non aveva capito un cazzo, e temporeggiava. Nel mentre che cercavo di convincere il ragazzo ad aprire la mobìle (un quarto d'ora, venti minuti), il dramma. Sorte fori dalla casa, nel pieno d'una crisi isterica, uno dei tegami.
"E pareva un po' agitata.
Cosi' a occhio."
L'era davvero una diavola'nfiamme
Tipo Bulldozer piu' Gianclovvandamme:
La roteava 'ome un albero a camme
Quelle manine che ci hanno le mamme
E la faceva del grande bailamme
Dandoci nomi di tutte le gamme:
Poi verso Burberi ando' come Stamme,
Nel muso diritto ni fece "Bamme!".
Il Buerberierieri ne rimase un po' basito, dell'avvenimento. Ma non fece mica a tempo a dir nulla, che già il tegame tornava, con l'amica e Marione (o Sandra), per vendicarsi. Ormai ci aveva la bava alla bocca - la troja -, gli occhi rossi come du' bragie, i lagrimoni e la voce spezzata.
E bum, bam, mi tirava gli stiaffazzi:
Presa dall'ira un sentia più di cazzi.
La mi volava gli occhiali per terra
La bestemmiava com'uno ch'è in guerra
La pretendeva di farmi del male
Come formica che picchi un cinghiale
Piena senz'altro di quell'illusione
D'onniptenza ch'è in ogni terrone.
Il fatto però, è che la un faceva un cazzo nulla, perchè si sa che le fiche non sanno fare un cazzo nulla, nemmeno tirare i pattoni. Nel mentre quindi, raccoglievo gli occhiali da terra, li ripulivo, e gentilmente, tastandomi la fava in segno di ammirazione, la mandavo nel culo.
Colta perciò da una gran frustrazione
La mi lasciede a grattarmi un coglione
Per fare strada all'ometto suo caro
Pronto a piantarmi un pattone preclaro.
Quello mi vide, mi disse qualcosa,
Ma nel discuter cambiaigli ogni cosa:
Sì lo convinsi che quel suo tegame
Gl'era una troia del tipo più infame.
Gli dissi davvero queste cose qui, al povero Mario - che ora siamo anche amici, e la prossima volta che lo vedo gli faccio annusare la nerchia in segno di rispetto -, ormai preso dalla vergogna di stare con una zoccola inveterata:
"Allora Marione, sii razionale,
Sei mica una fica, un lercio animale.
Da' retta a babbo, riportala a casa,
Fanne una Laika, combatti la Nasa!
Mandala in culo co' un calcio volante
Mandala su, gl'è una cosa importante.
Un ti curare d'amici e parenti:
Vale di meno d'un peto tra i venti."
E cosi' Marione fece, preso dall'orgoglio; tornò alla sezione locale della DC, e mentre il giovane Bonacchi con tutto il suo entusiasmo di giovane balilla gridava "Democristiani ladri e infami - vogliamo la rissa Diocane - Si! La Nerchia! Ho detto puppatemi la Nerchia!", salimmo gioiosi sulla mobìle del Burberierieri, che ci ricondusse alla ragione a mezzo di un paio di freni a mano in curva che si muore tutti. Fine.
Sabato sera s'era gonfi alla maniera dei paperi, io, il Burberierieri e il Bonacchi. Belli giovanili s'andette a una festa di democristiani, come quelli che ci sono alla televisione, democratici e cristiani. Ci s'andette già briai; ma li', siccome son democratici e cristiani, c'era da bere gratis, e di quello cattivo. Quindi, si bevve: c'era pure dell'ottima crema di nerchia che, tra l'altro, veniva direttamente dal Tennessee. Di li' a qualche istante, confusione.
S'era pieni di liquami
Come vino birra e sbobba
Li' nel mezzo a que'tegami
Che facevan troppo i giobba
Come fossero ste fiche
Di parvenze eccezionali,
Mentre invece eran rottami
Brutti proprio senza eguali.
Allordunque a ste vestali
Bone manco a farci il lesso
Co' un accento di Narnali
Io gli dissi, lo confesso,
Ch'eran proprio dei budelli
Roba da dugento lire
Come scrofe di maiali
Che un si possano soffrire.
Un l'avessi avuto a dire
Di ste fiche troppo brutte!
S'incazzonno da morire
Nell'orgoglio ormai distrutte
Rovescionnomi da bere
Mi dicettero "Coglione"
Poi chiamonno per finire
A difenderle un frescone.
Questo tristo scorreggione
E si mise dunque serio
Poi mi disse "Son Marione
Il figliolo di Valerio
Queste fiche sono meco
Quindi resta tranquillino
Altrimenti da leone
Ti trasformo in anatrino."
E mi presi timore, diobono! Ci avevo pure la maglia sudicia di sangria: le fiche non mi avrebbero più cacato di pezza! Tragedia! Imbarazzo tremendo!
Ma d'improvviso la luce del signore nostro mi illuminette, con anche degli effetti pirotecnici notevoli, e l'immagine del sacro sangue di San Gennaro fece sortire dalla mia meravigliosa testina (circonferenza sessantaquattro) una grande idea.
Preso quindi dalla musa
Dell'alcolica sostanza
Con de' passi alla rinfusa
Mi fiondai nell'altra stanza
Dove c'era il banco barre
Cui son tanto affezionato,
Che ci ho l'anima richiusa
Dentro un corpo di drogato.
Fattosta che assai ispirato
Una bocciolo presi vòto
Ripienandol difilato
Con sangrie di marca "Scroto":
Mi diressi dunque all'uscio
Dove stavano le zozze
E sul capo loro vòto
Ne versai per cinque pozze.
Mi dispiace fiche sgozze
Per davvero non volevo
Le figure vostre tozze
Insozzar di quel che un bevo;
Ma si sa che son burlone,
E mi garba raccattalle
Come pur le fiche rozze
Umilialle e bastonalle.
Ora quindi dalle palle
E mi levo di filata
Vi saluto, vo a Travalle
Che un la voglio la manata
Di Marione sopra i denti
Che pareva tipo astioso
Con due metri lui di spalle
E quell'animo incazzoso.
E sarei anche andato, veloce, nella migliore tradizione della botta e via: ma Buerberierieri non aveva capito un cazzo, e temporeggiava. Nel mentre che cercavo di convincere il ragazzo ad aprire la mobìle (un quarto d'ora, venti minuti), il dramma. Sorte fori dalla casa, nel pieno d'una crisi isterica, uno dei tegami.
"E pareva un po' agitata.
Cosi' a occhio."
L'era davvero una diavola'nfiamme
Tipo Bulldozer piu' Gianclovvandamme:
La roteava 'ome un albero a camme
Quelle manine che ci hanno le mamme
E la faceva del grande bailamme
Dandoci nomi di tutte le gamme:
Poi verso Burberi ando' come Stamme,
Nel muso diritto ni fece "Bamme!".
Il Buerberierieri ne rimase un po' basito, dell'avvenimento. Ma non fece mica a tempo a dir nulla, che già il tegame tornava, con l'amica e Marione (o Sandra), per vendicarsi. Ormai ci aveva la bava alla bocca - la troja -, gli occhi rossi come du' bragie, i lagrimoni e la voce spezzata.
E bum, bam, mi tirava gli stiaffazzi:
Presa dall'ira un sentia più di cazzi.
La mi volava gli occhiali per terra
La bestemmiava com'uno ch'è in guerra
La pretendeva di farmi del male
Come formica che picchi un cinghiale
Piena senz'altro di quell'illusione
D'onniptenza ch'è in ogni terrone.
Il fatto però, è che la un faceva un cazzo nulla, perchè si sa che le fiche non sanno fare un cazzo nulla, nemmeno tirare i pattoni. Nel mentre quindi, raccoglievo gli occhiali da terra, li ripulivo, e gentilmente, tastandomi la fava in segno di ammirazione, la mandavo nel culo.
Colta perciò da una gran frustrazione
La mi lasciede a grattarmi un coglione
Per fare strada all'ometto suo caro
Pronto a piantarmi un pattone preclaro.
Quello mi vide, mi disse qualcosa,
Ma nel discuter cambiaigli ogni cosa:
Sì lo convinsi che quel suo tegame
Gl'era una troia del tipo più infame.
Gli dissi davvero queste cose qui, al povero Mario - che ora siamo anche amici, e la prossima volta che lo vedo gli faccio annusare la nerchia in segno di rispetto -, ormai preso dalla vergogna di stare con una zoccola inveterata:
"Allora Marione, sii razionale,
Sei mica una fica, un lercio animale.
Da' retta a babbo, riportala a casa,
Fanne una Laika, combatti la Nasa!
Mandala in culo co' un calcio volante
Mandala su, gl'è una cosa importante.
Un ti curare d'amici e parenti:
Vale di meno d'un peto tra i venti."
E cosi' Marione fece, preso dall'orgoglio; tornò alla sezione locale della DC, e mentre il giovane Bonacchi con tutto il suo entusiasmo di giovane balilla gridava "Democristiani ladri e infami - vogliamo la rissa Diocane - Si! La Nerchia! Ho detto puppatemi la Nerchia!", salimmo gioiosi sulla mobìle del Burberierieri, che ci ricondusse alla ragione a mezzo di un paio di freni a mano in curva che si muore tutti. Fine.
