venerdì, 29 settembre 2006
Introduzione

Oggi ho deciso per rime teppiste
Di dar nuova vita alle brevi storie
Di questi eroi dal destino triste
Grandi figure per certo notorie
Di cui la fama rifulge e persiste
Contro il disprezzo di chi le lor glorie
Di riconoscer per chiare unn'ha il core
Come un baggiano senz'ombra d'onore.

Questi campioni nel dare il dolore
Ch'hanno inventato torture tremende
Son quattro, e seco portano il terrore
Ben fasciati da monture stupende
Come la Morte nel suo bel candore
L'orrida Peste di mille leggende
La Guerra grandiosa e di lei le armi
La Fame mia, che unn'ave risparmi.

Loro son quelli che nei più bei marmi
La man di scultore pianta severa
Mentre il poeta con gli agili carmi
Nel cranio del volgo scrive sincera
La lode eterna, o almeno sì pàrmi:
Lor son Benito dalla giubba nera
Adolfo, Francisco, poi Pinoscè:
Qui li saluto e col cul fo pè pè.


La Guerra - Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde Salgado Pardo

Quando quel giorno di fine ottocento
Nacque Francisco a Ferrol in Galizia
L'aria si fece di ghiaccio un momento,
Gli uomini tutti colpì la mestizia;
Pure le bestie avvertian lo sgomento
Per questo nato che nè l'itterizia
Nè la fame nè il Cristo maledetto
Mandorono a morte ancor fanciulletto.

Il padre ubriaco giaceva sul letto
Mentre la madre pregava il signore
Ai primi strilli del tristo bimbetto
Che negli occhiacci avea il livore
Di chi dell'odio sul trono fu eletto
Per diventare 'l tetro mietitore
Della Spagna e dei suoi deserti chiari
Dei socialisti rivoluzionari.

Già quindicenne fu tra i militari
Specie d'idioti dall'armi mortali
Uno di quelli più validi e rari
Tanto da giungere senza rivali
A trentatre anni avendo per pari
Non colonnelli ma gran generali
Come se fosse destino divino
Per lui la vita gir dentro un fortino.

Schiacciò rivolte senza andar di fino
E fu severo come mai nessuno
Falciò d'Asturia ogni donna e bambino
Senza scordar di punire ciascuno
Dei minatori dal viso piccino
Ch'avean osato d'unirsi in raduno;
Ei tutti quanti li tenne si' a bada,
Ei fu'l terrord'ogni uomo di strada.

Dopodichè sul filo della spada
Fece passar camerati ed amici
Rendendo così la via ben più rada
Verso il potere ed i suoi benefici.
Quindi di uomini co' una masnada
Cento di nuovo ne rese infelici
Grazie ai tedeschi nazisti feroci
E all'Italiani fascisti lor soci

Come salsicce che buchi e poi cuoci
Troppi spagnoli condusse alla morte
Come un'Odisseo furente sui Proci
Mille carcasse lasciando ritorte;
Quindi si prese i figlioli feroci
Di quei bei padri cui segnò la sorte,
Chè con la guerra civile ormai vinta
Presto a ubbidienza la patria è convinta.

Nonostante però che in cifra indistinta
E corpi e speranze per te sian cadute
Con l'armi alla mano e l'anima avvinta
Dall'opere folli ch'avevi compiute
T'è sempre mancata d'ingegno la spinta
Con quella testuccia strette vedute
Sì pregna di Cristo e senza valore
Che credo sì al Fuhrer gran dittatore

Quando mi dice che sette buon'ore
Avrebbe passato più volentieri
Da quello che fa de' denti il dottore
Rispetto a dover d'un Franco i pensieri
Di nuovo incontrare avendo il timore
Di farsi davver com'anche andò ieri
Un cazzo così col Gran Generale,
Sò mà, la Madonna e Gesù maiale.


La Fame - Augusto José Ramón Pinochet Ugarte

Dei quattro senza dubbio il più geniale
Fu Pinochet, uomo elegante e colto:
Il fascino di lui fu senz'uguale
Tra gli uomini ch'avean potere molto.
Con una classe da gran generale
Ha riportato nel Cile sconvolto
Dei suoi bei Rayban di certo lo stile
Non come Allende, straccione incivile.

Lui restaurò del governo le file
Lasciate allo sbando dai comunisti
Col braccio violento e il lustro fucile
Portando una frotta d'economisti
Dritti dagli U.S.A. co'n mano un badile
Col qual le tasche ai cileni tristi
Svuotare di corsa d'ogni vaino
Per togliere il cibo ad ogni bambino

Ad ogni bracciante schiavo del vino
E e ad ogni donna sia pregna che vuota
Mentre da solo lui presso il camino
Fumava cigarri grossissimi a ruota
Tra una boccata di brandy e un uischino
Nel viso a quelli che mangian la mota
Co'un portamento da grande signore
Non come Allende, lui fu dittatore.

Nelle galere ci spense l'ardore
D'ogni ribelle del nuovo regime:
Quando le furono gonfie e a bollore
Pure gli stadi d'umano concime
Li volle aver pieni a tutte le ore
Chiudendoci dentro stando alle stime
Non uno ma proprio un monte di mila
Uomini tutti ammucchiati ed in pila.

Ciononostante ce n'è una trafila
Di poveri Cristi malinformati
Oppure gonfi di troppa tequila
Che credon che Pino un l'abbia ammazzati:
Primo tra tutti fu Papa Voitila
Bega di cui ci siam già liberati
Che verso la fine degli anni ottanta
L'andiede a trovare co'n mano una Fanta

Grande bevanda, non buona ma tanta
Di cui'l dittatore andava goloso
Perciò papa Gionni, Papa che schianta
Accolto da Pino more gioioso,
Lo benediede con tanta acquasanta,
Tanta da rendere ognuno invidioso:
Che sono sicuro un capiti a molti
Pria d'ammazzar e poi d'essere assolti.


la Peste - Benito Amilcare Andrea Mussolini

Io di Benito non credo vi serva
Sentire storie, conoscere gesta
Chè già di per certo in voi si conserva
Soave il ricordo dei giorni di festa
Ch'abbiamo trascorso senza riserva
Sotto i portici, nell'ore di siesta,
Pensando alla patria e ai grandi ideali
Ai miti di Roma sensazionali.

Come foss'oggi ricordo quei tali
Vestiti di scuro, furie ammantate
Che sotto le giubbe portavan pugnali
Mazze e bacchioli per dar bastonate
A' comunisti, che rendere uguali
Volevano tutti, persino il gran Vate
Con la rivolta del popolo bieco
Che alla miseria ci vuol portar seco.

Ho ancora in mente delle grida l'eco
De' fasci gloriosi da'petti ampi
Che dei giudei il popolo bieco
Chiedevan la fine appeso ne' campi
Per le budella, per non fare spreco
D'italica corda, Dio ce ne scampi:
Che sti rabbini dal naso appuntito
Meritan nulla di ciò che è finito.

Egli m'appare nei sogni gradito
Sopra al balcone col braccio disteso
Da cui mi parla col far suo forbito
Le gesta violente e 'l bel guardo acceso
Come una statua di bronzo scolpito
Mentre ricorda al villano indifeso
Ch'è necessario prima di credere
Poi d'obbedire e quindi combattere

E per la patria ch'è da difendere
E per l'onore del popolo nostro
Che per le corna deve ormai prendere
L'orbe terracqueo terribile mostro
Sì che negli astri possa risplendere
Il nome di Roma scritto ad inchiostro
Come una firma del nostro gran Duce
Che come un sole ci dona la luce

Poi ci ho stampato di lui che conduce
In testa i baffetti cortissimi e duri
Quel bello sguardo da uomo assai truce
Quel portamento e quei gesti sicuri.
Ma non ce l'aveva i baffi 'l mio Duce?
Ma non son sue le svastiche su' muri?
Ah, era un'altro? Ma io so una sega,
Pensavo foss'Itle, invece è una bega.

La Morte - Adolph Hitler

Mentre questo nome sotto la penna
Cade dipinto, io ripenso a quel volto
Fiero, deciso, che mai non accenna
A cedere, o ad esser distolto
Dal dover di portar la Gehenna
Tra' mortali, da' quali fu tolto
Come la rosa quando è troppo bianca
Come il Cristo, la cui bellezza stanca.

Così l'animo mio presto si sfianca
Nel ritrarre colui che ha avuto il cuore
D'attraversar risoluto la lanca
Del sentire morale e del dolore
Poichè nulla del mondo ormai m'affranca
Dal patire pel tragico suo albore
Che sulle guance ancora aveva impresso
Dacchè Morte seco lo prese appresso.

Quindi qui, per quanto mi sia concesso
Faccio silenzio, con queste tre strofe
Scritte di fretta, e con cui vi confesso
Il dolore ch'ho per la catastrofe
Dell'aver torto, come Lui, nel consesso
Delle genti tutte che come scrofe
Obliando amano e rinnegano,
Bestemmiano Cristo e poi lo pregano.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 20:12 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 26 settembre 2006
L'ultimo capitolo di questa gloriosa serie in ottonari dal titolo "Otto - Poesie piane, Scorregge forte".
A breve, la nuova serie in ottava rima: "Aitle", una quadrilogia sui grandi dittatori del fascismo, sempre a bollore.

"Maleducazione"

Poche cose voglio dire
Con quest’ultimi miei versi
Chiare per chi vuol capire
E i suoi giorni non l’ha persi
A mandare giù a memoria
Centomila gran parole
Controvoglia e senz’amore
Con il capo che gli duole.

Voglio dirvi qui soltanto
Che la merda e la formaggia
Come il cazzo quand’è tanto
Dentro al cul di chi’l assaggia
Non son cose brutte o strane
Delle quali aver vergogna
Perchè è proprio e naturale
Della voce far ‘na gogna

Per la qual con equilibrio
Sti pensieri mostruosi
Sempre appendere in ludibrio
Come gli incubi più odiosi:
Quindi a chi volesse ancora
Dirmi “Te tu sei volgare”
Io rispondo presto “Puppa
Me lo devi ma’ puppare”.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 13:14 | Permalink | commenti
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domenica, 24 settembre 2006
Un contributo da parte di una delle più grandi menti del 900, autore anche di "Oggi in TV".

"Macedonia esotica"

Mi fa piacere,
Che me l'hai chiesto,
Perche' secondo me
Ci sta bene il kiwi
A fettine
Oppure una banana matura
Forse mezza
Al limite l'ananas
Ben sbucciata
Ma l'anguria,
Ecco
L'anguria
Mi frizza.

postato da: UmbertoSmaila alle ore 13:57 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 23 settembre 2006
Senza Titolo

Tutti i giorni mangio e bevo
Come un grasso satanasso
Fo le pete quande un devo
Sicchè a tutti gira il casso
Poi mi spezzo dalle canne
Che ne sono un gran patito
Tanto che se resto senza
Ci rimango un po' atterrito.

Perchè voglio esser sincero
Perlomeno con voialtri:
A me stare al mondo vero
Non mi garba come agli altri
Che magari ci han passione
Per le cose del reale,
A me proprio questo mondo
E mi pare tutto uguale.

Non è mica per le cose
Per i posti e gli elementi
Ch'abbisogno d'una dose
Di sti tizzi assai potenti,
Poi nemmeno per i libri
Le canzoni ed i filmetti:
Ce ne sono d'assai belli
Certi pure son perfetti.

E mi sa che sto gran dolo
E mi vien quando nel mondo
Io capisco che un son solo
Mai nemmen se mi nascondo
E mi tocca di vedere
Tanti cristi senza testa
Dentro il bar o in biblioteca
Tutti i giorni anche se è festa

Se sto in fila giù alle poste,
Se fo un viaggio con il treno,
La' sui monti o sulle coste,
Sia che piova o sia sereno
Non c'è verso di scappare
Da sto spirito del tempo
Chè un mi vuole dar la fuga
E m'insegue nottetempo

Col suo esercito dannato
D'omarini indistinguibili
Di cui 'l mondo è popolato
Per ragioni incomprensibili
Che un mi lasciano mai in pace
Con le loro gran domande
Voglion darmi del lavoro
Voglion ch'io diventi grande

E un gl'importa che gli dica
Che son grande già abbastanza
E che unn'ho bisogno mica
Di denari in abbondanza
Chè mi basterebbe pure
D'aver giusto due lirette
Per le canne, le focacce
La mortazza e le birette.

Io da solo son contento
Non ci ho mica gran problemi
Ma poi come un brutto vento
E m'arrivano sti scemi
Quello che mi perquisisce
Poi quell'altro che vuol soldi
Quello che me le vuol dare
O che rassomiglia a Boldi;

Poi c'è quello che ragiona
Quando sono al cinemino
O quell'altro che mi suona
Col citofono al mattino
Tutti insieme in un'unione
Di gobbacci fastidiosi
Che non riesco a sopportare
Senza razzi numerosi.

Quindi voi che mi leggete
Per favore pazientate
S'ogni dì che mi vedete
Ci ho ste facce sbriciolate
Sempre bianco come un cencio
Con quest'occhi mezzi spenti
O con l'aria stralunata
Di chi già n'ha fatte venti:

E' soltanto che mi serve
D'aver gran silenzio in testa
Per scacciare ste brutte berve
Che rovinan la mia festa
Senza poi trattarle male
O mancar lor di rispetto
Come un uomo che tranquillo
Vuole solo stare a letto.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 16:25 | Permalink | commenti
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martedì, 19 settembre 2006
Cingolo (Attaccati a questo)

Gl'era presto assai davvero
Sta domenica mattina
Senza scherzo son sincero
Gl'era un'ora peregrina
Più di quanto un si credesse
Tra di noi sapienti e savi
Che a quest'ora un ci si sveglia
Nemmen poi pe' fatti gravi

Chè nel calendario nostro
Certe fasi son sbarrate
Come pure in gabbia è il mostro
Che le donne abbia turbate
Sicchè proprio non è il caso
Che le vengano di fuori
Se non vuolsi che s'incazzi
Tutto'l mondo dei dottori.

Ma lo stesso il gran cagnaccio
Di san Pietro in Paradiso
A Morfeo e al suo caldo abbraccio
Oggidì m'ha reso inviso
Che alle nove di mattina
Come fosse un'ora sana
M'ha piantato un gran baccano
E di gente una fiumana

Che cantava per la strada
"Dio bastonami o Signore
Con la verga tua ch'è brada
Che risplende nel fulgore
Della luce della gloria
Contro al tristo Satanasso
Che ci tenta e ci cattura:
Dio tu picchiami col sasso!"

Che girava mesta e bigia
E le spalle si frustava:
Si pentian dell'ingordigia
Lor del cibo e della fava,
Che i cristiani son di quelli
Ch'anche se son peccatori
Non ci riescono a goderne
Chè i più sacri han dei timori

Come quello che s'ingolla
Tre salami di cinghiale
Due purchette di Ribolla
E sei fette di maiale
Poi pe'l gran senso di colpa
E'l timore d'ingrassare
Non fa tempo a gustar nulla
Che comincia già a frignare.

Loro sì sti Cristianucci
Mi fan proprio tanta pena
Tutti fiacchi e debolucci
Ch'ogni cosa li sderena
Che sia questa la birruccia
O lo schiaffo dato forte
O la pena dello spirto
O lo storpio braccia torte

Che gli chiede due lirucce
Per la strada disonesto
Sì che tra le lacrimucce
Gliene lascian venti e il resto
Senza poi saper che quello
Non è storpio pe' i reale
Ma li gabba giorno giorno
Con quel finto suo star male.

Fattostà che sti cristiani
Orda d'ebeti e di vecchi
Per davvero anche stamani
Mi spacconno i lievi orecchi
Con de' suoni di campane
Che duronno un'ora e mezzo
Pe' un motivo che ignoravo
Ma per cui già aveo disprezzo:

Perciò dunque al terminare,
Dopo un buon dieci secondi,
Del mio vano pazientare
Coi coglioni vagabondi
Presi in mano la cornetta
Come dice Mondial Casa
E chiamai la parrocchietta
Del pretaccio della Nasa

Per sapere quale fosse
La ragion di sto casino
Che 'l dormir mio dolce scosse
Come il pianger d’un bambino
Forse stavano provando
A lanciare razzi bomba
Verso il diavolo marrano
Per portarlo nella tomba

O davvero questa volta
Gesù Cristo era tornato
Sì che certo l'avrei colta
Se m'avessero informato
L'occasione di stroncarlo
Bene bene di nocchini
Lui lo spirto e anche quell'altro
Triste triade di cretini.

Ma nessuna di ste cose
Per davvero era successa
Si' che il prete mi rispose
"Siamo a far la santa Messa
Per l'evento eccezionale
Che riunisce il volgo bindolo
Della sacra esposizione
Della vergine del cingolo".

Quivi allora gente cara
Non ci vidi più davvero
Che la rabbia mia più amara
La m'avea come nocchiero
Sìcchè al prete maledetto
Lercio pure nel cervello
Bestemmiai diretto in faccia
Poi chiamai so ma' budello

Lei com'anche la su nonna,
E la mamma ancor di quella
Prima troia e dopo donna
Delle zoccole gran stella:
Gli ho augurato di stiantare
Lui per primo e poi i cristiani
Che m'han fatto assai patire
Pe' una cintola stamani.

Ma non creda Padre Botte
Che sta storia sia finita
Chè di certo questa notte
La vendetta l'ho servita
Che lo sveglio con lo squillo
Dal telefono a gettoni
Per la sacra esposizione
Di sta borsa di coglioni.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 14:03 | Permalink | commenti
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sabato, 16 settembre 2006
"Palle sode"

Quasi sempre quando scrivo
Di mattina o di meriggio
A un orario un po' tardivo
Nel silenzio del mio alloggio
Cresce un poco quella voce
Che di nome fa coscienza
Della quale con il fuoco
Fisso scaccio la presenza

Poichè dura e senza requie
La mi critica e m'affossa
Come un condor sull'esequie
Vuol di me la carne rossa
E per questo di continuo
Come i rai del sol sull'occhio
Mi ricorda che poetare
Gl'è un mestiere da finocchio

Opinione della quale
Io mi devo dir d'accordo
Che la media nazionale
Mi conferma sto ricordo
Che conservo dalla scuola
Dei poeti manfruiti
Che le fie si bomban poco
Pur di fare gli istruiti:

Con la scusa del distacco
Tra il poeta e la plebaglia
Preferiscon certo Bacco
E la minchia di Tessaglia
Al trombare le bambine
D'ogni foggia e ogni nazione
Che contente d'un artista
Suggerebbero il pingone.

Chè per certo fare versi
Che non siano le boccacce
Bello è solo pe' i diversi
Che han bisogno delle tracce
Di lasciar con la poesiola
Commovente e senza senso
Sulla neve, sul silenzio,
Sul ringollo lor più intenso:

L' uomo vero infatti nega
Che i bisogni dello spirto
Contin piu' che una gran sega
O d'un gotto di buon mirto,
Ch'è abituato a trattenere
Tutti i moti emozionali
Con orgoglio smisurato
Come fanno gli animali

Nel silenzio rispettoso
Della condizione umana
Sulla quale è proprio odioso
Riversar la voce vana
Come fan quest'orecchioni
Pigliainculo a tradimento
Con la scusa d'esser soli
Come lacrime nel vento:

Tutti quanti tristi e bigi
Lor con l'animo in baruffa
E con gli occhi spenti e grigi
Di chi il cinci 'n culo acciuffa
M'hanno proprio rotto il cazzo
Accidenti al Cristo morto
Sì che spero moian presto
E un rinascan finchè un sorto

Da sto mondo di coglioni
Che continuano a comprare
Di lor tutti le raccolte
Brutte storte e poco chiare
Chè oggigiorno va di moda
La poetica confusa
Che un significa una ceppa
Ma che vale come scusa

Per chi nulla di decente
Tiene mai da raccontare
Poichè stupido e insipiente
La realtà non sa guardare,
Sì che basterebbe poco
'N questo mondo di citrulli
Per trovare storie buffe
Animate da gran grulli.

Perciò dunque porcoddio
N'avrei caro se scoppiasse
Contro Tortora Amodio
La gran rabbia delle masse,
E poi dentro a sti poeti
Ch'abbandonano la rima
Se esplodesse un'infezione
Che a ammazzarsi fanno prima:

Che per quanto l'avvoltoio
Della mia coscienza trista
Pensi buona al mattatoio
La poesia sia tutta mista
Io non credo che davvero
Siano proprio tutti uguali
I poeti rimatori
Di quest'anni omosessuali

Perchè quando poi rileggo
L'opra mia ch'è si' decisa
Un disprezzo atroce veggo
Pe' ogni uomo e ogni divisa
Sì che credo il paragone
Non esista per davvero
Tra il poetare mio bollente
E il rimare forestiero.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 13:54 | Permalink | commenti
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mercoledì, 13 settembre 2006
"Baci e Abbracci"

Mentre vago per le strade
Quando vado a gir la sera
Ci son queste bestie brade
Cui darei la peste nera
Causa 'l fatto che son brutte
Stupidotte e repellenti
Con le loro maglie stronze
Ch'una costa quanto venti:

Chè ste felpe colorate
Tutte cariche di scritte,
Le mi paion disastrate
Chè d'errori sono fitte
Forse che a far lo stilista
Con la vita lor ch'è nota
Gli succede tutt'a un tratto
La capoccia d'aver vuota

Poichè leggo sui maglioni
Degl'inglesi un po' stentati
O le frasi dei fattoni
Che 'n Colombia hanno arrestati,
Fatto che mi fa pensare
Che sian segni del degrado
D'una giovanile specie
Che a insultare presto vado

Chè son tutti rottinculo
E un capiscono una sega:
Ci han la testa lor del mulo
E del ragnolo la bega,
Come pavidi caproni
Privi d'opinione alcuna
Non san prender decisioni
Dunque seguon la fortuna.

Non ci han mai un cazzo da dire
Perchè mancan d'esperienza
Sempre adusi a recepire
Solo quel ch'è in emittenza
Nelle radio e sugli schermi
Di televisioni brutte
Che con spirito gioviale
Le lor menti han fatte asciutte

Come a luglio la Bardena
Di granocchie un po' boddone
Sempre bella che ripiena
Dentro il segno del leone:
Ma non era questo il tema
Che volevo disquisire
Seppur l'animo mio frema
Per ste fave di schernire.

Quel che proprio m'ha turbato
E' 'l saper che c'è una marca
Che 'n sti mesi ha ormai sfondato
Del buon senso la gran barca
Poichè credo che soltanto
Quando il senno t'abbandoni
Tu ti possa metter maglie
Con proclami sì cazzoni

Come questo ch'ogni giorno
Leggo sui maglioni lunghi,
Sulle vesti di chi ho intorno
Venir fuori come i funghi.
Che capisco scriver cose
Come "Hitler ci ha ragione"
O "Gristiano diotinculi"
O "Mi garbano stiappone"

Che un son mica per decider
Io per primo delle genti
Quali gusti sian da elider
O qualaltri sian piacenti!
Ma ugual modo il gran Mazinga
Prego che co' piedi stiacci
Chi s'azzardi a andare a giro
Co' sta scritta "Baci e Abbracci".
postato da: UmbertoSmaila alle ore 13:28 | Permalink | commenti
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domenica, 10 settembre 2006
"Se si resta io e voi in questa landa austera finisce la razza umana tutta intera" (A Carlo Monni)

Giunto a casa a st'ora bigia
Non ci ho nulla da narrare
Chè la sera è stata grigia
Fiacca e buona a sconfortare
Come sempre questi giorni
'N cui si spegne anche l'estate
Di cui l'ore a esser pesanti
Le mi par sian condannate

Poichè 'l tempo si riduce
Ad un camminar svogliato
Della notte e della luce
Con quel moto ch'è alternato
E che sempre si ripete
Senza proprio alcuna sosta
Come un far consolidato
Che a nessuno nulla costa.

Questi giorni tutti uguali
Che non ci hanno manco un nome
Come sudici animali
Privi pur dell'opinione
E mi fan pensare tanto
Come libri dell'orrore
A quel che mi fa ribrezzo,
Per cui nutro un gran terrore:

Questa cosa gl'è senz'altro
Prima in ordine d'arrivo
Quella specie d'esser scaltro
Lordo sudicio e lascivo
Che s'attacca all'uomo sano
Come un tristo parassita
Per ciucciar fino al midollo
Ogni stilla ch'ha di vita

Con perfidia senza fine
Carca di disprezzo antico
Lei del giovane mio affine
Ne fa un molle pappafico
Poi l'avvinghia e lo rinchiude
Dentro un bozzolo d'amore
Nome questo che ripudio
Come del fortor l'odore

Che null'altro è questa cosa
Che un inganno a fin di male
Perpetrato dalla sposa
Co un' astuzia criminale
Volto ad acquisir potere
E certezza d'orizzonti
Sia sul piano genitale
Che nell'ambito dei conti.

Poichè credo miei signori
Che di nulla sia capace
Oltre a dispensar dolori
Questa fiera ch'a voi piace
Quasi fosse ricoperta
Di ricotta e caramello
Come un dolce prelibato
Del valore d'un gioiello:

Chè la donna ch'oggi vive
Nulla sa del bel sentire
Chè l'istanze produttive
Di lei 'l cor fecion morire
Trasformandola a sto modo
In un misero soldato
Privo d'una gran passione
Ma di ghingheri agghindato

Senza slancio esistenziale
O un po' d'animo curioso
E' un bel frutto andato a male,
Un tennista ch'è gottoso
Una torta ch'è bruciata
Un falcone senza vista
Una barca senza vele
Un pensiero conformista.

Non è nulla per davvero
Quest'immagine di donna
Che sta sullo sfondo nero
Di sta notte che m'assonna:
Non è nulla per davvero
Come nulla è la speranza
Che 'n cor mio coltivo ancora
Di trovare l'eleganza

Dello spirto e non dei modi
In qualunque giovin d'ora
Che un po'm'ami e un poco m'odi
Col bel viso che scolora
O per l'emozion sincera
O per l'ira assai furiosa
D'una belva che patisce
La passione sua grandiosa.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 15:28 | Permalink | commenti
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mercoledì, 06 settembre 2006
"Accanimento Terapeutico"

Quando resto solo in casa
Con il caldo che mi pesa
E la merda che m'intasa
L'intestino di sorpresa
Penso spesso ad una cosa
Che sì la m'angoscia molto
Più del diventare stronzo
Storpio tardo e pure incolto:

Questa, gente mia cretina,
Non è mica una cosuccia
Per cui c'è una medicina
Da sorbir per la boccuccia,
E neppur un mal di quelli
Che ci s'ha per discendenza
Come l'esser negri sordi
O abitanti di Potenza.

Questa no signori belli
M'è una malattia tremenda
Ch'hanno gli uomini e l'uccelli
E ogni specie ch'è vivenda:
Senza scampo arriva trista
Con la calma d'uno zombi
Dalla fava gigantesca
Che tu speri che un'ti trombi.

Questa qui gl'è la vecchiezza
Brutta storia senza dubbio,
Peggio della stitichezza
O del nascer dentro Gubbio
Come fu Fabio Ferretti
Compagnuccio mio di scuola
Dio l'inculi co'una scure
Unta con il gorgonzola.

Che ogni volta che rifletto
Sul destino mio futuro
Credo proprio sia scorretto
L'aver certo 'l suo esser scuro
Ch'esser vecchi è cosa grama
Per un monte di ragioni
Di cui v'offro una gran lista
Che unn'ammette altr'opinioni:

Prima cosa rimbambisci
Non capisci più una sega
Pe' ogni cosa ti stupisci
E un sai più tener bottega
Per secondo poi t'acciacchi
Ti si sfascia d'ogni cosa
Ci hai l'artrite femorale
Con la vena varicosa

Poi per terzo un ti s'addrizza
Manco più la verga soda
Cosa che la mette stizza
Causa 'l fatto che un la sbroda
Quasi poi che un fosse a basta
Già t'inizi a decomporre
Quindi puzzi di carcassa
Come un porco quando corre

Non parliamo poi del fatto
Che a guidare un sei più bono
Sì che t'urlo mentecatto
Mentre il clacson forte suono;
Dopo tutte queste cose
Poi non trovi manco pace
Ci hai da rompere la minchia
Pe' ogni cosa che un ti piace.

Ma puttana la madonna
Lebbra sudicia e vigliacca
Ti par ch'io come mia nonna
Voglia battere la fiacca?
Io sti vecchi l'odio tutti
Non ci han più significato
Sì che ognun che incontro a giro
Lo vedrei meglio impiccato

Con la buzza tutta aperta
O la testa rigirata
Dentro ad una gran coperta
Di benzina un po' inzuppata
Gli darei si' pure fuoco
Come fosse un bel fistione
A sto vecchio scassacazzo
Con quell'aria da minchione.

Dio madonna del serpente
Sul cavalcavia di Reggio
Di te vecchio già morente
Pure 'l respirar sbeffeggio
Chè sei fioco e devastato
Da una vita senza senso
Ch'hai un passato da citrullo
Cui nessuno da'l consenso

E per le tue azioni grame
Da codardo disgraziato
E per la morale infame
Che per anni t'ha guidato:
Quindi vecchio io non ti voglio
Per davvero mai vedere
Nè per strada nè nell'orto
Nè allo specchio le mie sere.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 19:40 | Permalink | commenti
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domenica, 03 settembre 2006
Ecco a voi il manifesto d'un nuovo stile poetico. Capolavoro Assoluto.

Oggi per la prima volta
Dopo giorni lunghi e foschi
Sono giunto ad una svolta
Sorseggiando menta Toschi
Con il piede un po' acciaccato
Steso sul mio letto lezzo
Che la fella mia ha compresa
Come fosse un dolce olezzo;

Ho deciso in un istante
Com'è proprio di me stesso
Che per me gl'è assai importante
Di poetare come un fesso:
Credo infatti che il narrare
Ste storielle sconcertanti
Dia del senso al viver mio
Fando lieti tutti quanti

Che sorridon scanzonati
Quando dico Dio Serpente
Quasi fossero soldati
D'un esercito bollente
Fatto tutto di blasfemi
Disgraziati e sudicioni
Privi loro del rispetto
Per le grandi istituzioni,

Chè 'l poetare fa l'effetto
Come il canto o l'ubriachezza
Di far risultar corretto
Quel che pria fu scorrettezza
Come quando sfotto i negri
Tutti brutti e puzzolenti
Od a palle in mano grido
"Donne tutte deficienti!":

Ch'ho capito che il concetto
Non può vincer con la forza
Nè 'l pensiero piu' imperfetto
Nè quel ch'ha una dura scorza,
Poichè prima le tristezze
E le rabbie e'l sentimento
Vanno fatte sublimare
Grazie al riso gran portento.

Solo dopo questa mossa
Che richiede gran fatica
Si può dar la prima scossa
Al pensiero d'una fica
D'un meccanico d'industria
D'un esperto della vita
La cui fame soddisfatta
Gli ha la mente intirizzita.

Proprio in quel momento accade
Quando il dir sia divertente
Che bestemmie crude e brade
Non offendano la gente
Ma che anzi senza sforzo
Mettan loro in condizione
Di capir che non è seria
Quest'umana condizione

Nella quale siam gettati
Come disse il gran Martino
Soli stupidi e insensati
Senza meta ma in cammino
Come de' lombrichi ciechi
Rosa tutti e un poco lordi
Che s'azzufan nella merda
E si fan pappar dai tordi.

Poichè trista la parola
Non riflette ciò che è vero
Come m'insegnonno a scuola
Pure in modo assai sincero:
Lei m'è solo un mezzo vuoto
Privo di significato
Per causar o il riso o il pianto
Ribaltando ciò ch'è stato

Buona quindi non per altro
Se non per privar del sacro
Quel costrutto che chi scaltro
Come fosse un simulacro
Ha tirato su dell'uomo
Trasformandolo in fantasma
Di cui l'aria tanto seria
Pe'l mio naso è un gran miasma.

Dunque adesso vi dichiaro
Miei lettori affezionati
Che faremo un giro amaro
Pe' gironi de' dannati
Parleremo a voce alta
Per scordar che fa paura
Di quel che non si può dire
Nemmen sotto la tortura

Parleremo della merda
Del fetore della farda
Del timore che si perda
La scorreggia troppo carda
Della piscia e del marchese
Delle razze svantaggiate
Che da gruppi d'orecchioni
Dentro il culo son trombate

Della lebbra che s'attacca
Delle case chiuse tutte
Del sudore e della fiacca
Delle cose che son brutte
Come fossimo davvero
De' pionieri della loia
O de' vili bracconieri
Pronti ad ammazzar la noia.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 14:02 | Permalink | commenti
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