Il capolavoro.
GELATO AL CIOCCOLATO
Un’antologia di storie da Praga e da Prato.
I. A PRAGA
Dei miei giorni spesi a Praga
Mille n'ho da raccontare
Come mille furon anche
Quelle birre nulla amare
Ch'ho bevuto assai contento
Nei locali sulle panche
Di quel luogo ch'è un portento
Più d'Atena braccia bianche.
Cinque giorni fuer passati
Nell'ebbrezza più furiosa
Passeggiando per le strade
Di sta terra sì obliosa
Le cui donne son gioielli
Da mostrar per le contrade
Come gli angeli più belli
Bianche piume e fiere spade
Si' che ancora mentre scrivo
Questi versi innamorato
D'una terra e de' suoi frutti
Tra i più dolci del creato
Io con sforzo sovrumano
Degno certo non di tutti
Serro forte questa mano
E trattengo i pianti e i lutti
Chè la fuga e poi l'assenza
Da quel paradiso raro
Mi scompiglian la ragione
Dolce bene ch'ho assai caro:
Sì ti chiedo ottavo sparso
D'esser oggi il mio bastone
Che in te di trovar m'è parso
All'angoscia soluzione.
II. PARTENZE
Mai vi fu di' più festoso
Di quel diciassette agosto
Quando meco Ciccio e Lanzi
S'avviarono in der posto
Che rimpiango a cuore amaro
Come dissi già dianzi
Con il verso mio più chiaro
Qual'io credo basti e avanzi
Con la notte ormai alle porte
Come del gran sol di maggio
Con lo spirto del viandante
Noi partimmo quale il raggio
Su di un'Atos piccinina
Col motore scoppiettante
Trenta litri di benzina
E la guida più spumante.
Presa quindi l'autostrada
Sempre sui centocinquanta
Si voleva noi sfrecciare
Chè la strada gl'era tanta
Sol che causa 'l buio pesto
O la fretta di guidare
Non si fece mica presto
Chè si tese un po' a sbagliare
Si percorse strada vana
Circondando il milanese
Zona propria di ricchioni
E di fiche certo obese
Terra ch'odio senza fine
Perchè fitta di fresconi
Che cospargerei di mine
Sol pigiando due bottoni
S'allungò passando il Garda
Tra le vacche da concime
Cui la merda sa di merda
Per fetore tra le prime;
Superammo il bergamasco
Prego Iddio che lo disperda
Brutto ancor più del comasco
Alla pari con Ilerda.
Sorpassate queste terre
Brutte come scabbia e lebbra
Noi si giunse nell'austriaco
Con un'aria gonfia ed ebbra
Tra montagne verdi e care
Per viuzze troppo strette
Con le fie che un fan pagare
Pe' imitare le caprette.
Poi lasciata Salisburgo
Dove resta il Ficca Bar
Ci spingemmo in terra crucca
Con l'intento di schizzar
Sulle strade tutte dritte
Senza l'ombra d'una mucca
Piene invece di marmitte
Larghe a mo' de' muri a Lucca
Chè in Germania sono tarri
Quasi come a Chiesanova
Che si montan gran cerchioni
Con la scritta "By Bulova",
Si' che un'Audi tabogata
Co' una serie d'alettoni
L'Atos mia l'ha superata
Due tre volte o anche milioni
Ma arrivati in sei minuti
Al confine di Germania
S'aprian dolci a noi le porte
Della terra della smania
Dove 'l desiderio trova
Senz'opposizione forte
Quel piacer che tanto giova
Alle membra quasi morte
Chè noialtri affaticati
Stanchi e marciscenti un poco
Come proprio delle suore
Si puzzava di Pro Loco
E pe'l viaggio di trent'ore
Con la rabbia dentro al cuore
E pe' i litri di sudore
Mescolati a forti score.
Ma una cosa è ancor da dire
Di sto viaggio mio d'andata:
Che 'n quel tratto terminale
Tappa ch'è la più pregiata
Lanzi è andato in iperspazio
Come un missile totale
Si' che ancor Gesù ringrazio
D'esser vivo Dio Maiale.
III. MATTEO LANZILLOTTA
V'ho accennato poco prima
Con il risuonar rimato
Del mio eroe Sir Lanzillotta
Guidator spericolato
Grande amante degli ottanta
Tutti i giorni sempre in botta
Che di birra bevve tanta
Col suo corpo fando a lotta
Poichè lui gl'è si' piccino
Alto un metro e trentasette
Secco secco rifinito
Con le gambe corte e strette
Che un diresti che un tal uomo
Possa bere all'infinito
Come Ciccio gran nostromo
Della birra e del Mojito
Ma il ragazzo ci ha la grinta
E una forza eccezionale
Tali da ber d'ogni cosa
Con la foga più animale
Ch'anche se rimane indietro
O la birra presto posa
Lui in quel bel boccal di vetro
Te ne beve sempre a iosa
Contro tutte le gran leggi
Della chimica del corpo
Sette litri lui ti trinca
Sì che tutti gridan "Orpo!"
Chè se quattro n'ha di sangue
Io mi chiedo come vinca
Senza poi cader esangue
Boccheggiando a mo' di tinca
Ma sto domandone grave
Trova subito risposta
Nella verve micidiale
Che nel Lanzi avean riposta
Dell'Olimpo le creature
Con impegno colossale
Come chi le pietre dure
Taglia in veste ornamentale
Perchè Cristo è proprio vero
Che il ragazzo ha qualche cosa
Di special ne' movimenti
Da modello sempre in posa:
Questo è 'l fascino sincero
Di chi dagli dei potenti
Ricevette il dono vero
D'esser ganzi e travolgenti.
IV. RICKY GIUNTINELLI, O GELATO AL CIOCCOLATO.
Verso piazza Venceslao
Ormai fitti dentro Praga
S'incontrò quel disgraziato
Che da il nome a questa saga:
Egli è Ricky Giuntinelli
Un reppuso assai pelato
Con la fitta pe' budelli
E il cappello un po' di lato.
S'era fermi ad osservare
Su d'un camion d'un locale
Quattro bimbe assai svestite
Che facevan le maiale
Senza proprio alcun rispetto
Per le membra mie sopite
Le mostravan cosce e petto
Roba da congiuntivite
Ivi proprio allor sentimmo
Tutt'a un tratto a superficie
Una voce d'italiano
Che chiamava assai felice
Questi gl'era proprio Ricky
Co' suoi amici per la mano
Che ballava Fiky Fiky
Con quell'aria da pisquano.
Una volta noi ripresi
Dal mirare delle farde
Fummo tolti dalla piazza
Per freddar le fave carde:
Rimanemmo infatti diacci
Come un manico di mazza
A veder Marco Mencacci
Che cacava sulla tazza.
In quel tristo istante infatti
S'era giunti a casa loro
Un bell'appartamentino
Puzzolente di piloro
Ch'era pieno di liquame
Come un lurido acquitrino
Sporco da levar la fame
Nel Botswana ad un bambino.
Ambientati nella merda
Che in quel posto galleggiava
Decidemmo con fermezza
Di far noi serata brava:
Carchi d'una virtù nova
Mossi dalla contentezza
Ci avviammo al Chesnokova
A ballar con frivolezza.
Quivi dunque Sert e Giunta
Senz'attendere un istante
Incontronno due budelli
Di bruttezza sconfortante
Ma per via dell'ubriachezza
O dell'esser lor ribelli
L'imbrocconno di giustezza
Confondendoli per belli:
Quale gran regalo al mondo
Questi giovani han portato
Con il loro agire stolto
Irredenti dal peccato!
Nulla mai di cosi' greve
Sudicione e sporco molto
Giunse alla mia mente lieve
Di poeta buono e colto!
Giuntinelli infatti eroico
Senza buon motivo alcuno
Infatuato d'un avoito
Brutto quanto un orso bruno
Con le mani lunghe e aguzze
Trepidante per il coito
Aggirando le gran buzze
Mise un dito in culo al roito:
Ma ne manca miei signori
Per finire questa storia,
Chè la prima non bastava
Delle dita a dar la gloria!
Perciò allora pien d'orgoglio
Prospettando un match a Rava
Con del cesso gran cordoglio
La seconda gli infilava
Per raggiungere un orgasmo
Tutto chiuso nella mente
Con la gioia d'un bambino
Che bestemmia Iddio Serpente
Cosi' carco di gaiezza
Per il gesto suo di fino
Da mostrarci con fierezza
Della merda l'involtino
Ch'era fatto delle dita
Sue ripiene dell'odore
E del sudicio di fica
Greve e tosto per afrore:
Questo piatto prelibato
Da condirsi con l'ortica
E' il gelato al cioccolato
Nella forma sua più antica.
V. GAIA E LETIZIA
Tante cose in rima buffa
Spesse volte ho raccontato
Fosser queste maraviglie
O stranezze del creato:
Sempre senza fallimenti
Ho scolpito le mie figlie
Come de' componimenti
Del valor di poche biglie.
Solo adesso sosto innanzi
Alla difficoltà vera
Del descriver ciò ch'è bello
Senza frasi di maniera
Perchè questo mio sentire
Come un dolce ritornello
Riesca solo a definire
L'essenziale e non l'orpello.
Poichè queste due creature
Per cui non si dà parola
Son sì carche di dolcezza
Che neppur la grande scuola
De' poeti dell'alloro
Di grandissima finezza
Può dipinger l'esser loro
Con la giusta completezza
Chè alle labbra di ciliegia
Del sorriso loro bianco
Come nuvole su un cielo
Di cui 'l guardo mai fu stanco,
Alla gioia e alla passione
Cui tutt'oggi ancora anelo
Della candida espressione
Loro propria senza velo
C'è da chiedere perdono
Ch'è sì trista l'ignoranza
Di quel bardo poco fino
Che giammai potrà abbastanza
Trovar versi d'amicizia
Nella notte o nel mattino
E per Gaia e per Letizia,
Nomi propri del divino.
VI. FRESCHEZZA, L'ODORE DELL'ADDIO.
Giorni e giorni noi passammo
Nel praghese a rilassarci
Con la birra sempre in mano
Proni come mai a sbronzarci,
Ore languide ricordo
Esser corse piano piano
Come in riva ad un bel fiordo
O sul mare blu Africano.
Nulla mai fu così triste
Come giunger quindi al fondo
Di quel gran cammin d'amore
Che sconvolse di me'l mondo:
L'umor nostro era sì sporco
Con la melma del rimpianto
Che per consolarsi un porco
Lanzi s'ingollò di stianto.
S'era andati infatti a cena
Tutti assieme giù al Pitstop
Localino giusto alquanto
Per le birre proprio al top;
C'eran meco Lanzi e Ciccio
Le due dame dell'incanto
Di figliole un altro miccio
Nonchè due cardoni a stianto
Che parevan quasi attori
Fatti pe' un film demenziale
Un co' denti di Recoba
L'altro un poco criminale:
Ma non era reo del tutto,
Forse avea una vita proba,
Era solo così brutto
Che la legge un vol sta roba.
Quindi 'n mezzo alle correnti
Diacce di sti due fresconi
Lanzi come anche i serpenti
Mangiò il porco in due bocconi
Si' che a causa della fretta
Svillupponnosi de' venti
Nella cara sua pancetta
Dagli odori sconvolgenti
Tali che nessuno mai
Tanto sito avea sentito
Nè 'l padano contadino
Nè 'l marrano convertito:
Giuro ch'anche per via orale
E non sol col naso fino
S'avvertiva che il maiale
Gli marcìa nell'intestino.
Così in mezzo al gran fetore
Di carcassa lebbra e loia
Si concluse una vacanza
Che non vide mai la noia:
Perciò con le mie parole
Dolciamare e in abbondanza
Più splendenti anche del sole
Seppur ruvide in sostanza
Scriv'io quest'ultima strofa
Per piantar nella memoria
Que' bei giorni miei passati
Che rifulgon nella gloria.
Come mai forse nessuno
Io davver questi l'ho amati:
Spero quindi da qualcuno
Per poesia sian ricordati.
GELATO AL CIOCCOLATO
Un’antologia di storie da Praga e da Prato.
I. A PRAGA
Dei miei giorni spesi a Praga
Mille n'ho da raccontare
Come mille furon anche
Quelle birre nulla amare
Ch'ho bevuto assai contento
Nei locali sulle panche
Di quel luogo ch'è un portento
Più d'Atena braccia bianche.
Cinque giorni fuer passati
Nell'ebbrezza più furiosa
Passeggiando per le strade
Di sta terra sì obliosa
Le cui donne son gioielli
Da mostrar per le contrade
Come gli angeli più belli
Bianche piume e fiere spade
Si' che ancora mentre scrivo
Questi versi innamorato
D'una terra e de' suoi frutti
Tra i più dolci del creato
Io con sforzo sovrumano
Degno certo non di tutti
Serro forte questa mano
E trattengo i pianti e i lutti
Chè la fuga e poi l'assenza
Da quel paradiso raro
Mi scompiglian la ragione
Dolce bene ch'ho assai caro:
Sì ti chiedo ottavo sparso
D'esser oggi il mio bastone
Che in te di trovar m'è parso
All'angoscia soluzione.
II. PARTENZE
Mai vi fu di' più festoso
Di quel diciassette agosto
Quando meco Ciccio e Lanzi
S'avviarono in der posto
Che rimpiango a cuore amaro
Come dissi già dianzi
Con il verso mio più chiaro
Qual'io credo basti e avanzi
Con la notte ormai alle porte
Come del gran sol di maggio
Con lo spirto del viandante
Noi partimmo quale il raggio
Su di un'Atos piccinina
Col motore scoppiettante
Trenta litri di benzina
E la guida più spumante.
Presa quindi l'autostrada
Sempre sui centocinquanta
Si voleva noi sfrecciare
Chè la strada gl'era tanta
Sol che causa 'l buio pesto
O la fretta di guidare
Non si fece mica presto
Chè si tese un po' a sbagliare
Si percorse strada vana
Circondando il milanese
Zona propria di ricchioni
E di fiche certo obese
Terra ch'odio senza fine
Perchè fitta di fresconi
Che cospargerei di mine
Sol pigiando due bottoni
S'allungò passando il Garda
Tra le vacche da concime
Cui la merda sa di merda
Per fetore tra le prime;
Superammo il bergamasco
Prego Iddio che lo disperda
Brutto ancor più del comasco
Alla pari con Ilerda.
Sorpassate queste terre
Brutte come scabbia e lebbra
Noi si giunse nell'austriaco
Con un'aria gonfia ed ebbra
Tra montagne verdi e care
Per viuzze troppo strette
Con le fie che un fan pagare
Pe' imitare le caprette.
Poi lasciata Salisburgo
Dove resta il Ficca Bar
Ci spingemmo in terra crucca
Con l'intento di schizzar
Sulle strade tutte dritte
Senza l'ombra d'una mucca
Piene invece di marmitte
Larghe a mo' de' muri a Lucca
Chè in Germania sono tarri
Quasi come a Chiesanova
Che si montan gran cerchioni
Con la scritta "By Bulova",
Si' che un'Audi tabogata
Co' una serie d'alettoni
L'Atos mia l'ha superata
Due tre volte o anche milioni
Ma arrivati in sei minuti
Al confine di Germania
S'aprian dolci a noi le porte
Della terra della smania
Dove 'l desiderio trova
Senz'opposizione forte
Quel piacer che tanto giova
Alle membra quasi morte
Chè noialtri affaticati
Stanchi e marciscenti un poco
Come proprio delle suore
Si puzzava di Pro Loco
E pe'l viaggio di trent'ore
Con la rabbia dentro al cuore
E pe' i litri di sudore
Mescolati a forti score.
Ma una cosa è ancor da dire
Di sto viaggio mio d'andata:
Che 'n quel tratto terminale
Tappa ch'è la più pregiata
Lanzi è andato in iperspazio
Come un missile totale
Si' che ancor Gesù ringrazio
D'esser vivo Dio Maiale.
III. MATTEO LANZILLOTTA
V'ho accennato poco prima
Con il risuonar rimato
Del mio eroe Sir Lanzillotta
Guidator spericolato
Grande amante degli ottanta
Tutti i giorni sempre in botta
Che di birra bevve tanta
Col suo corpo fando a lotta
Poichè lui gl'è si' piccino
Alto un metro e trentasette
Secco secco rifinito
Con le gambe corte e strette
Che un diresti che un tal uomo
Possa bere all'infinito
Come Ciccio gran nostromo
Della birra e del Mojito
Ma il ragazzo ci ha la grinta
E una forza eccezionale
Tali da ber d'ogni cosa
Con la foga più animale
Ch'anche se rimane indietro
O la birra presto posa
Lui in quel bel boccal di vetro
Te ne beve sempre a iosa
Contro tutte le gran leggi
Della chimica del corpo
Sette litri lui ti trinca
Sì che tutti gridan "Orpo!"
Chè se quattro n'ha di sangue
Io mi chiedo come vinca
Senza poi cader esangue
Boccheggiando a mo' di tinca
Ma sto domandone grave
Trova subito risposta
Nella verve micidiale
Che nel Lanzi avean riposta
Dell'Olimpo le creature
Con impegno colossale
Come chi le pietre dure
Taglia in veste ornamentale
Perchè Cristo è proprio vero
Che il ragazzo ha qualche cosa
Di special ne' movimenti
Da modello sempre in posa:
Questo è 'l fascino sincero
Di chi dagli dei potenti
Ricevette il dono vero
D'esser ganzi e travolgenti.
IV. RICKY GIUNTINELLI, O GELATO AL CIOCCOLATO.
Verso piazza Venceslao
Ormai fitti dentro Praga
S'incontrò quel disgraziato
Che da il nome a questa saga:
Egli è Ricky Giuntinelli
Un reppuso assai pelato
Con la fitta pe' budelli
E il cappello un po' di lato.
S'era fermi ad osservare
Su d'un camion d'un locale
Quattro bimbe assai svestite
Che facevan le maiale
Senza proprio alcun rispetto
Per le membra mie sopite
Le mostravan cosce e petto
Roba da congiuntivite
Ivi proprio allor sentimmo
Tutt'a un tratto a superficie
Una voce d'italiano
Che chiamava assai felice
Questi gl'era proprio Ricky
Co' suoi amici per la mano
Che ballava Fiky Fiky
Con quell'aria da pisquano.
Una volta noi ripresi
Dal mirare delle farde
Fummo tolti dalla piazza
Per freddar le fave carde:
Rimanemmo infatti diacci
Come un manico di mazza
A veder Marco Mencacci
Che cacava sulla tazza.
In quel tristo istante infatti
S'era giunti a casa loro
Un bell'appartamentino
Puzzolente di piloro
Ch'era pieno di liquame
Come un lurido acquitrino
Sporco da levar la fame
Nel Botswana ad un bambino.
Ambientati nella merda
Che in quel posto galleggiava
Decidemmo con fermezza
Di far noi serata brava:
Carchi d'una virtù nova
Mossi dalla contentezza
Ci avviammo al Chesnokova
A ballar con frivolezza.
Quivi dunque Sert e Giunta
Senz'attendere un istante
Incontronno due budelli
Di bruttezza sconfortante
Ma per via dell'ubriachezza
O dell'esser lor ribelli
L'imbrocconno di giustezza
Confondendoli per belli:
Quale gran regalo al mondo
Questi giovani han portato
Con il loro agire stolto
Irredenti dal peccato!
Nulla mai di cosi' greve
Sudicione e sporco molto
Giunse alla mia mente lieve
Di poeta buono e colto!
Giuntinelli infatti eroico
Senza buon motivo alcuno
Infatuato d'un avoito
Brutto quanto un orso bruno
Con le mani lunghe e aguzze
Trepidante per il coito
Aggirando le gran buzze
Mise un dito in culo al roito:
Ma ne manca miei signori
Per finire questa storia,
Chè la prima non bastava
Delle dita a dar la gloria!
Perciò allora pien d'orgoglio
Prospettando un match a Rava
Con del cesso gran cordoglio
La seconda gli infilava
Per raggiungere un orgasmo
Tutto chiuso nella mente
Con la gioia d'un bambino
Che bestemmia Iddio Serpente
Cosi' carco di gaiezza
Per il gesto suo di fino
Da mostrarci con fierezza
Della merda l'involtino
Ch'era fatto delle dita
Sue ripiene dell'odore
E del sudicio di fica
Greve e tosto per afrore:
Questo piatto prelibato
Da condirsi con l'ortica
E' il gelato al cioccolato
Nella forma sua più antica.
V. GAIA E LETIZIA
Tante cose in rima buffa
Spesse volte ho raccontato
Fosser queste maraviglie
O stranezze del creato:
Sempre senza fallimenti
Ho scolpito le mie figlie
Come de' componimenti
Del valor di poche biglie.
Solo adesso sosto innanzi
Alla difficoltà vera
Del descriver ciò ch'è bello
Senza frasi di maniera
Perchè questo mio sentire
Come un dolce ritornello
Riesca solo a definire
L'essenziale e non l'orpello.
Poichè queste due creature
Per cui non si dà parola
Son sì carche di dolcezza
Che neppur la grande scuola
De' poeti dell'alloro
Di grandissima finezza
Può dipinger l'esser loro
Con la giusta completezza
Chè alle labbra di ciliegia
Del sorriso loro bianco
Come nuvole su un cielo
Di cui 'l guardo mai fu stanco,
Alla gioia e alla passione
Cui tutt'oggi ancora anelo
Della candida espressione
Loro propria senza velo
C'è da chiedere perdono
Ch'è sì trista l'ignoranza
Di quel bardo poco fino
Che giammai potrà abbastanza
Trovar versi d'amicizia
Nella notte o nel mattino
E per Gaia e per Letizia,
Nomi propri del divino.
VI. FRESCHEZZA, L'ODORE DELL'ADDIO.
Giorni e giorni noi passammo
Nel praghese a rilassarci
Con la birra sempre in mano
Proni come mai a sbronzarci,
Ore languide ricordo
Esser corse piano piano
Come in riva ad un bel fiordo
O sul mare blu Africano.
Nulla mai fu così triste
Come giunger quindi al fondo
Di quel gran cammin d'amore
Che sconvolse di me'l mondo:
L'umor nostro era sì sporco
Con la melma del rimpianto
Che per consolarsi un porco
Lanzi s'ingollò di stianto.
S'era andati infatti a cena
Tutti assieme giù al Pitstop
Localino giusto alquanto
Per le birre proprio al top;
C'eran meco Lanzi e Ciccio
Le due dame dell'incanto
Di figliole un altro miccio
Nonchè due cardoni a stianto
Che parevan quasi attori
Fatti pe' un film demenziale
Un co' denti di Recoba
L'altro un poco criminale:
Ma non era reo del tutto,
Forse avea una vita proba,
Era solo così brutto
Che la legge un vol sta roba.
Quindi 'n mezzo alle correnti
Diacce di sti due fresconi
Lanzi come anche i serpenti
Mangiò il porco in due bocconi
Si' che a causa della fretta
Svillupponnosi de' venti
Nella cara sua pancetta
Dagli odori sconvolgenti
Tali che nessuno mai
Tanto sito avea sentito
Nè 'l padano contadino
Nè 'l marrano convertito:
Giuro ch'anche per via orale
E non sol col naso fino
S'avvertiva che il maiale
Gli marcìa nell'intestino.
Così in mezzo al gran fetore
Di carcassa lebbra e loia
Si concluse una vacanza
Che non vide mai la noia:
Perciò con le mie parole
Dolciamare e in abbondanza
Più splendenti anche del sole
Seppur ruvide in sostanza
Scriv'io quest'ultima strofa
Per piantar nella memoria
Que' bei giorni miei passati
Che rifulgon nella gloria.
Come mai forse nessuno
Io davver questi l'ho amati:
Spero quindi da qualcuno
Per poesia sian ricordati.
