mercoledì, 26 aprile 2006
"Stasera a teatro: retrospettiva sull'evoluzione del teatro dalla commedia dell'arte ai giorni d'oggi"

Si, si,
Settantacinque minuti di monologhi:
Ma suca vai.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 02:44 | Permalink | commenti
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mercoledì, 12 aprile 2006
Parleremo oggi della figura che vive nel solco finissimo, "ma finissimo davvero, guardi, glielo affetto fine fine davvero", rappresentato dal divario sussistente tra mitologia e realtà nelle pieghe dell'elenco telefonico di Coiano: Bombolofonte, re persiano (di Coiano) della dinastia dei Bombolonidi che ammazzava con le bombe.

"Bombolofonte - L'incontro con"

Con questa cinghia che io ci ho pe'i capo
Mille cristiani ci avranno frustato
Che la ribarta tre o quattro persone
Fai pure nove ma anche un milione

Con questo viso mio proprio del morto
Sfoggio un sorriso ch'è piuttosto torto
Paio assordato da cento tromboni
E poi schiantato da mille cannoni

Che non c'è cristo che possa far fronte
A quest'avanzare di Bombolofonte:
Prima perciò di morir per la stecca
Grido alla patria "Maiala che lecca".


Un'incisione dell'epoca che ritrae Bombolofonte nel giorno del suo novantaduesimo compleanno.
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postato da: UmbertoSmaila alle ore 02:05 | Permalink | commenti
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sabato, 01 aprile 2006
Ispirato da un concorso letterario assai prestigioso [ SECONDO PREMIO LETTERARIO EUROPEO 2006 DI POESIA E NARRATIVA CITTA' DI MONTIERI SEZIONE C - POESIA O NARRATIVA sul tema "Il mio amico a 4 zampe" (graduatoria unica) per sensibilizzare tutti i cittadini europei al rispetto dei nostri amici animali.] vi omaggio di una complessa riflessione sul tema, sempre vivo, della caninità dal titolo:

"Fido/Cano"

Pe'l mio amico a quattro zampe
Cui son tanto affezionato
Grandi rime do alle stampe
Per chiarir quanto sia grato
Di quest'esser suo presente
Su di un piano inesistente.

Ch'ogni giorno lo rammento
Pe' appioppargli due nomacci
Quando sono assai scontento
Se m'accadon de' fattacci
Se mi cascan cento lire
O se l'acqua un vòl bollire

Perchè di quel che m'accade
Io gli do sempre la colpa
Con due paroline rade
O col verbo'n piena polpa
Tanto che ormai di frequente
Se n'ha male un po'la gente

Che poi pensa che sian gravi
Le parole mie fugaci
Non mi conta più tra i bravi
Mi rifiuta dolci baci;
Par non coglier la vuotezza
Del mio gergo da Monnezza.

Ma suvvia che non c'è rabbia
Nelle mie espressioni sode
Come "Dio Madonna Scabbia"
O "ci avea ragion'Erode"!
Giacchè come la verzura
Pianta 'l contadino tristo
Us'io per punteggiatura
"Porchiddio Cane di Cristo".
postato da: UmbertoSmaila alle ore 02:03 | Permalink | commenti (4)
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