Invitato dal prodigioso Burberi a scrivere sul reale, non posso tirarmi indietro. Al Burberi.
"Le anime negre"
Ma non vi ho parlato della sera a Siena, in cui il nostro Fedor Petrovic della casata dei Myskin fu colpito da grande sventura. Ci si trovava alla Corte dei Miracoli, e il nostro eroe, dopo aver preso conoscenza dell'ambiente, riscaldato da quel paio di trombettine cui sera dopo sera anela per distendersi e ricordare i tempi in cui ancora vivere non era uno statico muoversi da un lato all'altro di stanze buie, decise di regalarsi una fumatina ristoratrice.
Preso quindi il tabaccuccio, circondato da consumatori di camel senza filtro e polmone rosse, il nostro decise di prodursi in una sigarettina di prima qualità a mezzo di quelle mani incantate che si dicono capaci d'imprimere la scritta Monital su qualunque genere di produzione fumabile, a dar prova della perfezione nell'ars rollandia. Arrotolate quindi le foglie di tabacco, rimossi gli sterpi, leccata la strisciolina di colla, in quella stanza la cui luce distinta e chiara aiutava la concentrazione e l'avvistamento della farducce, il nostro accese quel prodigio della tecnica che i piu', ignoranti e non adusi ai modi cortesi, chiamano sigaretta, o cicchino.
Fatti un paio di tiri da quel morbido involtino del tuono, la sventura: un uomo vestito in pelle nera, e di questa stessa pelle nera ricoperto, invita il Petrovic a fumare fuori, che dentro non è possibile. Il nostro Fedor, amareggiato e per via della propria altezza, che storicamente gli impedisce di agire con discrezione, e per via del dover dar retta a un negro, esce, e riflette.
Di lui abbiamo conservato questa composizione.
Oh, negro - quantunque di te
Io disprezzi i modi
Le labbra sporgenti,
La pelle e l'odore
Per questa volta t'ascolto
E la macchinuccia
Io non te la rigo
E non t'avveleno
Per questa volta io vado
Non ti chiamo capo
Non ti brucio vivo
Non ti stiaccio il capo
Per questa volta tranquillo, un v'è cruccio
Mi manca la croce
Mi manca la veste
Mi manca il cappuccio
Ma caro il mio negro,
stai pur pronto a tutto:
La prossima volta
Mi porto la benza,
Mi do alla violenza,
Poi ti brucio tutto.
"Le anime negre"
Ma non vi ho parlato della sera a Siena, in cui il nostro Fedor Petrovic della casata dei Myskin fu colpito da grande sventura. Ci si trovava alla Corte dei Miracoli, e il nostro eroe, dopo aver preso conoscenza dell'ambiente, riscaldato da quel paio di trombettine cui sera dopo sera anela per distendersi e ricordare i tempi in cui ancora vivere non era uno statico muoversi da un lato all'altro di stanze buie, decise di regalarsi una fumatina ristoratrice.
Preso quindi il tabaccuccio, circondato da consumatori di camel senza filtro e polmone rosse, il nostro decise di prodursi in una sigarettina di prima qualità a mezzo di quelle mani incantate che si dicono capaci d'imprimere la scritta Monital su qualunque genere di produzione fumabile, a dar prova della perfezione nell'ars rollandia. Arrotolate quindi le foglie di tabacco, rimossi gli sterpi, leccata la strisciolina di colla, in quella stanza la cui luce distinta e chiara aiutava la concentrazione e l'avvistamento della farducce, il nostro accese quel prodigio della tecnica che i piu', ignoranti e non adusi ai modi cortesi, chiamano sigaretta, o cicchino.
Fatti un paio di tiri da quel morbido involtino del tuono, la sventura: un uomo vestito in pelle nera, e di questa stessa pelle nera ricoperto, invita il Petrovic a fumare fuori, che dentro non è possibile. Il nostro Fedor, amareggiato e per via della propria altezza, che storicamente gli impedisce di agire con discrezione, e per via del dover dar retta a un negro, esce, e riflette.
Di lui abbiamo conservato questa composizione.
Oh, negro - quantunque di te
Io disprezzi i modi
Le labbra sporgenti,
La pelle e l'odore
Per questa volta t'ascolto
E la macchinuccia
Io non te la rigo
E non t'avveleno
Per questa volta io vado
Non ti chiamo capo
Non ti brucio vivo
Non ti stiaccio il capo
Per questa volta tranquillo, un v'è cruccio
Mi manca la croce
Mi manca la veste
Mi manca il cappuccio
Ma caro il mio negro,
stai pur pronto a tutto:
La prossima volta
Mi porto la benza,
Mi do alla violenza,
Poi ti brucio tutto.
