domenica, 12 febbraio 2006
Invitato dal prodigioso Burberi a scrivere sul reale, non posso tirarmi indietro. Al Burberi.

"Le anime negre"

Ma non vi ho parlato della sera a Siena, in cui il nostro Fedor Petrovic della casata dei Myskin fu colpito da grande sventura. Ci si trovava alla Corte dei Miracoli, e il nostro eroe, dopo aver preso conoscenza dell'ambiente, riscaldato da quel paio di trombettine cui sera dopo sera anela per distendersi e ricordare i tempi in cui ancora vivere non era uno statico muoversi da un lato all'altro di stanze buie, decise di regalarsi una fumatina ristoratrice.
Preso quindi il tabaccuccio, circondato da consumatori di camel senza filtro e polmone rosse, il nostro decise di prodursi in una sigarettina di prima qualità a mezzo di quelle mani incantate che si dicono capaci d'imprimere la scritta Monital su qualunque genere di produzione fumabile, a dar prova della perfezione nell'ars rollandia. Arrotolate quindi le foglie di tabacco, rimossi gli sterpi, leccata la strisciolina di colla, in quella stanza la cui luce distinta e chiara aiutava la concentrazione e l'avvistamento della farducce, il nostro accese quel prodigio della tecnica che i piu', ignoranti e non adusi ai modi cortesi, chiamano sigaretta, o cicchino.
Fatti un paio di tiri da quel morbido involtino del tuono, la sventura: un uomo vestito in pelle nera, e di questa stessa pelle nera ricoperto, invita il Petrovic a fumare fuori, che dentro non è possibile. Il nostro Fedor, amareggiato e per via della propria altezza, che storicamente gli impedisce di agire con discrezione, e per via del dover dar retta a un negro, esce, e riflette.
Di lui abbiamo conservato questa composizione.

Oh, negro - quantunque di te
Io disprezzi i modi
Le labbra sporgenti,
La pelle e l'odore

Per questa volta t'ascolto
E la macchinuccia
Io non te la rigo
E non t'avveleno

Per questa volta io vado
Non ti chiamo capo
Non ti brucio vivo
Non ti stiaccio il capo

Per questa volta tranquillo, un v'è cruccio
Mi manca la croce
Mi manca la veste
Mi manca il cappuccio

Ma caro il mio negro,
stai pur pronto a tutto:
La prossima volta
Mi porto la benza,
Mi do alla violenza,
Poi ti brucio tutto.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 15:44 | Permalink | commenti (6)
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domenica, 12 febbraio 2006
Questa volta un capitolo dell'elenco telefonico di Coiano dedicato alla Maddaleno, assai tristemente colpita da un evento nefasto, e al tanto paziente giovane che ne condivide la disgrazia economica con un animo tanto cortese da renderlo immune allo spirito del tempo.

"Pamela Maddaleno"

Della nostra Maddaleno
Colpita da gran sventura
Non possiamo fare a meno
Di narrare l'avventura.

Stanca di divider casa
Co'un che ci ha il naso gigante
Fece lei tabula rasa
Andò a vivere a sè stante:

Delle tante zone triste
Che ci aveva tra le mani
Le toccò andar dove insiste
La gran massa, i pachistani

Che di lei 'sì spensierata
Proprio nulla sospettosa
Si son fatti burla ingrata,
Loro razza che m'è odiosa

Perchè perse lì le chiavi
Della propria autovettura
Maledetta dai suoi avi
Col malocchio e la fattura

Tanto che un paki di certo
Negro e disonesto all'osso
Lo sportello fece aperto
Con le chiavi e andò in un fosso

Come fan lor pachistani
Gente che non sa guidare:
Causan danni disumani
Per le banche rapinare

Poi ti lascian le macerie
Della macchina disfatta
Per due mesi alle intemperie:
Lor ti fan diventar matta.

Io per questo cara Cosa
Nonostante il gentil riso
L'espressione ch'hai gioiosa
E la grazia tua del viso
Come co'la dolce rosa
Col poema si' t'invito
Ad odiarli senza posa
Ed a far di loro un trito.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 15:42 | Permalink | commenti
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lunedì, 06 febbraio 2006
Continuiamo la rubrica "Con gli haiku su richiesta / A tu'madre fo la festa"

"Strizzoni"

Oh! Oh! Stai bene?
No, è che m'eri parso
Un po' bianchino.

"Turismo umanitario la mia fava"

Da mane a sera
Quest'estate in Somalia
Cappelle brune.

"Questa la capiscono in pochi"

La primavera
Le fiche giran come
Luca Laurenti
postato da: UmbertoSmaila alle ore 20:11 | Permalink | commenti (5)
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lunedì, 06 febbraio 2006
"Frankie Mortazza" che, nato a Coiano, si trasferì a Legri per realizzare il suo progetto più famoso.

Delle tante tradizioni
Che di Legri conosciamo
Una spicca tra milioni
Noi perciò ve la narriamo.

Da trent'anni a questa parte
De' salumi d'ogni sclatta
Frankie lui n'ha fatta un'arte:
De' salumi e della natta.

Da quand'era assai piccino
Stava nel retrobottega
Dove il padre birichino
Gli elargiva un po' di bega:

Giorno giorno senza posa
Li' nella salumeria
Imparava lui ogni cosa
De' salumi pe' ogni via.

Perciò quando fu cresciuto
Progetto' salumi strani
Fatti questi col bismuto
E co' corpi de' gristiani,

Solo che queste carcasse
Le dovevan esser vive
Per mangiarle poi le masse
Nei salumi con le olive.

Non volendo fare stragi
Di gristiani buona gente
Dalla stirpe dei Re Magi
Prese cavie lui repente:

Questa scelta coraggiosa
Di far cibo con i negri
Rese certo assai famosa
La mortazza fatta a Legri.

Dunque qui al concittadino
Trapiantato in terre amare
Con un sorso di chinino
A noi spetta di brindare,
Di gridare di sbraitare,
E due negri di picchiare.
postato da: UmbertoSmaila alle ore 14:32 | Permalink | commenti (1)
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