lunedì, 23 gennaio 2006
A richiesta del Bordighesi, Haiku.
"Boazza"
Il forte odore
Dei campi a primavera
E' proprio merda.
"Gita a Portofino"
Tutti i segnali
Dicevan di girare,
Ma te sei stronzo.
"La dolce ambiguità dei sensi"
Io t'ho sentito
Nella nebbia autunnale
Che scorreggiavi.
domenica, 22 gennaio 2006
Ennesimo capitolo dell'elenco telefonico di Coiano. Come sempre, capolavoro.
Mario Bradas
Di quest'immigrato sardo
Dal sorriso a quattro denti
Io vi narrero' il ritardo
Che noi tutti fa scontenti
Giunto qui dal sassarese
Su di un bus di subnormali
Lui ci ha sette dita obese
E quell'altre come pali
Le sue braccia son ritorte
Come viti nate in Chianti
Tutti gli auguran la morte
Proprio sperano che stianti
Ci ha le gambe diseguali
E quegli occhi mezzi chiusi
Pare soffra tutti i mali
Che nel mondo son diffusi
Di lavoro pesta merde
Suda troppo e scassa il cazzo:
I suoi averi lui li perde
Scommettendo a rubamazzo.
Per la trista sua figura
Fa imbarazzo al mio paese
Si chè l'odio nostro dura
Raddoppiando mese mese
Quindi credo a cuore saldo
Col mio amico Gigi Gorni
D'esser bravo e d'esser baldo
A picchiarlo tutti i giorni.
venerdì, 20 gennaio 2006
Ecco la prima stesura, del tutto provvisoria, de "La saga di Floscius", che pubblico sull'insistenza dei molti che assistonno svariate volte al racconto viva voce. Presto correzioni e forse, un giorno, versione definitiva.
"La saga di Floscius"
Incitato dall'ardore
Degli illustri miei compagni
A un coglione farò onore
Tanto che gloria lo bagni.
La di lui storia è complessa
Come poche ne ho narrate
Per de'fatti non far ressa
Prosa e rima ho combinate.
Degli effetti di sostanze
E dei viaggi in Danimarca
Scoppieranno a voi le panze
Delle risa ognuna carca
All'ascoltator spietato
Chiedo quindi gran pazienza:
Alla rima mia abituato
So esser dura restar senza.
Ecco quindi i miei motivi:
Resta a voi la narrazione
Di color che da giulivi
Caddero in disperazione.
Ricordo tuttora l'estate del 2001 com uno dei periodi più importanti di sempre per quanto riguarda la mia formazione spirituale. La lettura dei classici della scuola di francoforte, la prima occhiata seria data al dostoieschi, la passione ormai irrefrenabile per il kafka scompaiono di fronte al giorno che passai con Flavio di Torino, d'ora in poi Floscius, durante le mie vacanze danesi. Di lui - e del primo incontro in treno - ricordo distintamente gli amici stronzi, l'accento torinese, e il masupio nero di pelle.
Preso quindi'l caro treno
Pieni di voglia d'andare
Non potemmo fare a meno
Di trovarci ad incontrare
Floscius Fruzzi e Giangualberto
Tre simpatici fresconi
Ch'orizzonti ci hanno aperto
Dichiarandosi guasconi
Che dicevano a Torino
Lor di far la vita brava
A tizzar fino al mattino
Con le fiche fando Rava
Usi tutti a consumare
Chili di buon pachistano
Si credevan meritare
Più di una stretta di mano
Tra racconti eccezionali
Narrazioni fulminanti
Re lor di gran baccanali
Si credevan tutti quanti
Perciò non appena giunti
Al santuario di Cristiania
Ci lanciammo come unti
A tizzar più di zio Vania.
Infatti, appena giunti nel danese, decidemmo vista la tarda ora (che era l'una di notte) di lasciare gli zaini in degli armadietti a chiusura magnetica - di quelli che se perdi il codice si riaprono dopo 72 ore - e andare direttamente a Christiania. Sin dall'ingresso la serata volgeva al meglio - si era giovani, intenzionati ad annichilirsi, e con due grammi e mezzo di super tizzo trovati in terra a mo' di benvenuto.
Nulla mai fu più gioioso
Dell' entrar in quel villaggio
Droga, bimbe, star gioioso
Credeo d'esser del sol raggio
Banchi carchi di pietanze
D'ogni provenzienza e foggia
Atti a sviluppar fattanze
Che ti stendon per la loggia
Mi dicevan "sta' tranquillo
Quel che vuoi, ti basta dillo"
Colto al volo l'invito dei mercanti di mariuane d'ogni dove, decidemmo d'acquistare un par di grammi di una orange bud di prima qualità, per andare a abbrutirci in un mescolone di bere, stanchezza e stupefacenti su di un muretto d'angolo. Fatte due canne, la situazione inizia a degenerare.
Tra di noi pieni di gioia
Causa il tizzo prelibato
Come preso da gran noia
Floscius si piegò accasciato
Tra gli sguardi miei stupiti
E lo scherno del Mannella
I suoi amici annichiliti
Lo portonno i camporella
Dove bigio lui rimase
Per almeno qualche ora:
Sarà stato fuori fase
O col retto un po' in malora.
Passano le ore e Floscius [che era dvvero in condizioni brutali, quando lo portonno via] non accenna a farsi vedere. Noi eravamo comunque rassicurati dal fatto che uno dei suoi amici, dopo un po', ci aveva detto che sì, si sentiva male, "il Flavio", ma niente di cui preoccuparsi - che loro a torino si smazzavano dalle canne, erano eroi, uomini duri che non cedono mai. Questo fino a che
Tutti bianchi lor nel viso
Preoccupati in abbondanza
Ci intimonno sguardo fiso
Di chiamare un ambulanza
Questi sordidi fresconi
Per aver fatto due canne
Camminavan già gattoni
Col cervel che stava in panne
Allorchè per metter calma
Nella lor disperazione
Diss'io serio a quella salma
Di tornare alla stazione
Li si avrebbe accompagnati
Del bus pure alla fermata
Si sarebbero salvati
Dalla bomba inarrestata.
Che poi, io vorrei mettere un accento sul fatto che due canne -> ospedale è una reazione un tantino affrettata, t'ammazzo la famiglia. Ma che c'entra, Floscius aveva i suoi motivi per sentirsi male: tant'è che, appena riappropriatosi della facoltà di biascicare qualcosa
Con lo sguardo teso al vuoto
L'espressione da rimasto
Il motivo fece noto
Del malesser suo sì vasto:
Non il fumo micidiale
Ce l'aveva si' abbrutito
Che' lui aduso al baccanale
Non l'avea neanche sentito
No miei cari nient'affatto
Floscius lui non era sfatto
Chè la causa del malore
Che l'avea stiantato al suolo
Dopo proprio tante ore
Ancor gli stava nel bolo
Sì miei cari per davvero
Floscius solo è un uomo vero
Queste fuer le sue parole
Che ricordo chiaramente
Gaio il rimembrar non duole
E s'imprime nella mente
"Ue' ragazzi - secondo me è colpa del Twix"
Eh, si. Il Floscius infatti, una ventina d'ore prima dell'avvenimento aveva mangiato un (1) Twix il quale - a causa della sua composizione nociva - lo avrebbe fatto piombare in uno stato di catalessi dura, occhi rossi, vomito, gattoni e richiesta di ambulanza con serpentina cattiveria e malcelata intenzionalità. Si, davvero.
Tornando ai fatti - e dico: fatti - i tre giovani (Floscius, Calipari e Bostragazzi) decisero che no - l'autobus sarebbe arrivato troppo tardi per loro, che erano stanchi e Flocius stava ancora male e insomma il panico e tutte queste cose qui e io manderei un denuncia alla Twix International e guarda son esperinze, quelle in cui rischi di morire, che ti segnano: perciò decisero di partire in taxi. Ci si sarebbe rivisti alla stazione e, a seguire, si sarebbe andati tutti in cerca di un campeggio qualsiasi.
Io e il Mannella, placidi, restiamo ad aspettare il bus - il quale però non arriva. Preso nota del tristo avvenimento, ci incamminiamo nella luce delle 4 del mattino di Copenhaghen, circondati da fiche bionde in bicicletta, pax animis, latte al cioccolato.
Appena giunti alla stazione pero' ci troviamo di fronte a questa scena.
C'eran Floscius già seduto
Con la testa fra le mani
E i suoi amici viso bruto
Che sbraitavan come cani
Stavan tutti tesi e duri
Con quell'aria assai contrita
A picchiar calci sui muri
Come chi piange la vita.
Mai più vidi tanto tristi
Dei cristiani a Copenhaghen
E sì che tanti n'ho visti
A ballar su Nina Hagen:
Ma mestizia lor fu gioia
Per noi due sciacalli nati
Ch'aspettiam la gente moia
Per scherzare i loro nati.
Proprio allora 'nfatti questi
Con quell'aria miseranda
Fecero tra mille gesti
Questa dolce assai domanda
"Uè ragazzi: avete mica visto un marsupio?"
Eh, si. Il marsupio di Floscius, perso. Conteneva:
- I tre Biglietti dell'interrail
- 600 euro ( o l'equivalente di, non ricordo )
- Il telefono (l'unico che avevano con loro)
- I documenti
E, ciliegina sulla torta:
- Le tesserine con il codice pr riaprire gli armadietti che - vorrei ricordare ai meno attenti - si sarebbero riaperti 72 ore dopo.
Noi perciò per consolarli
Si promise l'impensato:
Di provare ad aiutarli
Di portarli al consolato.
"Ci si trova alla stazione
Alle dieci di domani
Fate pure un riposone
Siete certo in buone mani"
Ma si
Si
Che poi,
Te
Mi ci hai visto?
sabato, 07 gennaio 2006
Il mare
Creatura infinita
Non ha requie.
Come un'amore giovane
Disteso
Nell'abbraccio della terra
Dorme e s'agita:
Di lui le lacrime
Hanno segnato la roccia.
Il mare
E' il teatro più oscuro della vita.
Eh si.
Proprio bello,
Questo mare
Di cazzate
Che t'ho detto.