martedì, 27 dicembre 2005
- Palleschi Ezio [Ingegnere] -
Checchè se ne dica
in quel di coiano
di fronte alla fica
sei sempre un pisquano
per l'aria pudica
trasudi vergogna
insieme all'odore
di cane bagnato
che i nervi e'l timore
e l'ansia t'han dato
per te peccatore
la vita è una gogna.
Ma tu stai pur certo
che questa miseria
all'occhio mio esperto
non par cosa seria.
Quindi vedi di darmi i trenta euri
che i ciuccioni le mie donne
li fanno mica per compassione.
martedì, 06 dicembre 2005
"Cena a ufo"
No, no
L'aragosta
Proprio non me la sento.
E' pesante.
Mi porti piuttosto
Un' insalatina fresca
E due peperoni crudi.
sabato, 03 dicembre 2005
Si correva spensierati
Come daini tra le fronde
Della vita innamorati
Nelle gole piu' profonde
Tra le valli e le colline
Servi d'un amor fraterno
Satiri del nuovo giorno
Non vederti era 'l mio inferno
Pe'l disio d'averti attorno
Giorni mai vissi più dolci.
Poi diocane t'hanno sparato coi pallini del dodici:
Ma io lo dicevo
Che non ti dovevi vestire da Bambi.
sabato, 03 dicembre 2005
Lèèèdiiissscchhhh èèèènnnnnddd gientleeeeemèèèènnn
Tonight's "Druuuunnnncccheeeeeeeeeeeeeennnnnnn Maaaassssssstttttteeeeeerrrrrr" iiiiiiissssss
Uummmmmbbbbbbeeeeertoooooo Smaiiiiiillaaaaaa
Rattattarara rattattarara, rattararara parararararararara, parararararararararara-rarara, rattarara rattataaaaa, rattarara rattataaaaaaa
Cento! Cento! Cento!
Ok, come già detto qualche secondo fa "je sui' peti' gonfiò".
Capolavoro briao, tratto da una storia vera. Finalmente, noi che siamo sensibili, poesie sulle donne e la gristianità.
-Acciuffoni Geova-
Della chiesa su a Coiano
Luogo dolce e assai beato
Questo fatto un poco strano
Vi racconto amareggiato:
Un bel di' l'idea fu presa
Di chiamare i musicanti
A suonar dentro la chiesa
Gl'inni sacri tutti quanti;
Tramortito e sconcertato
Per l'evento straordinario
Vidi pure Super Mario
Ad assister sul sagrato!
Quanta gioia e quante grida
Per la musica d'iddio!
Niente orror o cosa infida
Stava in fronte al guardo mio:
Ma una troia di Rapallo
Per il fitto di gristiani
Sulla teca di cristallo
Ci saliva con le mani
Dentro c'era Gristoingroce
Morto a guisa d'una Ti
Senza il filo d'una voce
Brutto come Platini
Nel sedersi li' sbadata
Con la foga di una matta
Sfascio' tutta la vetrata
Di gesù andò sulla natta
Tra l grida di dolore
Ed il pianto di vergogna
Lei di dio prese l'amore
Come il papa pure sogna.
Perciò a far la comunione
Il nostro don Evaristo
Disse lei lì sul pingone
Vieni' vi, "Fava di Gristo"
giovedì, 01 dicembre 2005
Il rimpianto odioso che mi porto dietro è quello di esser nato in questa generazione, il cui motto torna ad essere il lathè biosas. Diseducati dalla nascita, privati - oltre che dei valori, dell'ideale - di qualcosa cui ribellarsi eccezion fatta per quella massa informe che è il tutto nel suo porsi come necessario, nulla se non la sopravvivenza sembra avere un senso. Per chi si pone il problema esistenziale non c'è risposta se non la dimenticanza. La sopravvivenza, la fatica del corpo e il piacere vanno a sostituire la tensione verso il grandioso. Se questa rivoluzione delle dimensioni del progetto esistenziale si fosse svolta in due, trecento anni, ci sarebbe stata l'occasione per non sentire il peso della (pur sempre relativa) miseria cui siamo destinati - ma il ricordo vivo della tensione, e l'ombra incombente di Dio non smettono di farsi presenti, e non possiamo rimanere soli.