martedì, 27 settembre 2005
Sempre dal libro piu' bello del mondo, un magnifico exemplum di redenzione in fin di vita, come dice l'ottimo ianchelevic.
-Magnolfi Nini-
Il Magnolfi laureato
alla normale di Legri
disse faccio l'avvocato
vo a niuiorc - difendo i negri.
Il fenomenale Nini
nell' andare la' in missione
troie lusso e gran vaini
ci vedeva - mattacchione!
Giunto in fine di carriera
senza il becco d'un quattrino
della vita già alla sera
disse questo - poverino:
"Negri dalle grosse nari
a cercar in voi danari
ho menato il can per l'aia
E l'ho preso in culo - aia."
lunedì, 26 settembre 2005
Quinto capitolo dell'elenco telefonico di Coiano, ormai va da se' che son tutti capolavori.
-Vangi Falerio-
Anche se Vangi Falerio
Un autentico coglione
Mi chiedesse d'esser serio
Al sentir il suo bel nome
Non saprei frenar le risa
Per di lui l'indignazione;
Ogni volta che lo vedo
Camminar tutto impettito
Quasi proprio non ci credo
E rimango sbigottito
Che non cade a terra 'l mondo
Dalle ghigne tramortito.
Lo conosce pure il Brogi
Che di certo se ne beffa;
I figlioli suoi van mogi
Che li irride pure Neffa.
Che poi, andarli a chiamare
Pupo Bubi e Genoveffa
Anche te Falerio, ci hai davvero la testa come to pa'.
sabato, 24 settembre 2005
Questa volta una ballata in ottavi in schema ababa cc babab apprezzatbile solo da piu' svegli di voi(non ho detto "i più svegli tra di voi" ho detto "più svegli di voi").
"Estremità"
Nati con l'odio di tutti
evitan lor di lavarsi
grossi fetenti e assai brutti
rei son di non ammazzarsi
in barca sui frangiflutti.
Dio sia a me chi li disperda
intr' a sto mare di merda.
Mai più fu una catarsi
eroica ed utile a tutti:
ragione muove a guidarsi
diacciar famiglie co' lutti
ammazzar negri poi darsi.
giovedì, 22 settembre 2005
Grandi passi, sempre grandi passi, oggi sono a bollore.
-Burracchioni Opelio-
Guarda li' c'è il caro Opelio
Alla guida del cimelio
Da cui pure prese il nome:
Che simpatico testone!
Alla guida forteddura
Ritto sta senza paura;
Traccia solo linee rette
Stiaccia tutte le vecchiette.
Ieri spacca il mio fanale
Oggi il Brogi è all'ospedale:
Non che voglia dubitare
Dello stabile suo andare
Ma diocane
La prossima volta
Ti giuro porchiddioquantevverilmondotelafacciosaltareinaria
Testadicazzo.
giovedì, 22 settembre 2005
Come se non avessi dato a basta, oggi anche una perla per i più fini di voi, mandria di zotici, stregoni vudù e lustracapocchie sensibili al dramma di New Orleans.
"Soccorritori" (Di Negri)
Si, Si
Vai
Che ce la fate.
giovedì, 22 settembre 2005
Preso dalla forte ispirazione propria di noi cantori di poemi epici (cfr. Franzoni - "Il caso Mc Badedas") vi cago anche questo capolavoro che è la terza parte dell' "Elenco telefonico di Coiano". Ritratto questa volta l'ottimo Deodato Brogi, noto sarto, come la madre.
-Brogi Deodato-
Sinceri elogi
Nel bello stilo
Al saggio Brogi
Ne faccio un chilo:
Sarto provetto
Dietr' al sorriso
Porta un rispetto
Nel cor' a lui 'nciso;
E qual piacere
Di lui la famiglia
Frate ingegnere
Dolce la figlia!
Che t'è mancato
Nel corso degli anni
Vecchio Deodato
De' morbidi panni?
Sarà mica quella cosa della mamma troia?
giovedì, 22 settembre 2005
Ecco che vi porto in dono la seconda parte (delle trentasei previste) dell' opera a me tanto cara che va sotto il nome di "L'elenco telefonico di Coiano" al termine della quale, un giorno verrà pubblicato un volume di poesie, prose, schizzi di merda dal titolo "Ma guarda che sono morti per davvero" o qualcosa di simile.
Via alle danze. Piangi bimbo che la mamma te lo compra.
-Gorgoglioni Patrizio-
Nome illustre
E mestiere antico
Per bocca palustre
Cogli nettare africo
Ma ora ti pare
Gorgoglioni
Io possa perder tempo
Con un ciucciabeghe della tua cotta?
Eh?
mercoledì, 21 settembre 2005
Si' sui pedofili m'han detto cose amare
propr' i bambini a questi ni piace inculare
che bubba son, li vanno in giro ad adescare
per poi le seghe farsi al solo ripensare.
Ma io non credo
sien cosi' brutti
Che in fondo a cazzo in mano
noi siam orrendi tutti.
lunedì, 19 settembre 2005
Se mi chiedi - un decaffeinato basso non troppo caldo e un bicchiere (piccolo) d'acqua a temperatura ambiente ah no non ce li ha, le si è rotta la macchinetta, no, io lo prenderei il caffè non decaffeinato ma ho paura sia troppo forte, chissa', e poi l'acqua, se c'è solo fredda no, chi la beve, eh - devi morire.
O anche
Fenomenologia della Vecchia Trogolona.
Lavoro per un po' di tempo in un bar di cinema d'essai. Chiaro è che venendo proiettati film che trattano di donne di 40 anni alla fine della gioventù e puttanate del genere il pubblico sia composto esclusivamente da vecchie di merda.
Le vecchie di merda, per chi non sapessere o non volesse sapere, devono morire prima. Prima di tutto. Anzi, meglio: prima le vecchie di merda devono morire, poi si starà a vedere. Perchè son loro il carburante dei film con Margherita Buy, quindi devono morire prima ancora di comprare il biglietto, o di chiedermi un macchiato col latte scremato decaffeinato in tazza grande ma macchiato freddo mi raccomando. O una Mezza Acqua Brillante. Mezza in bocca, mezza in culo, cara la mia vecchia di merda. Almeno, i terroni e i negri non ci vengono al cinema. Forse qualche terrone, ma hanno paura, lo si vede da lontano, quindi va bene.
venerdì, 16 settembre 2005
Dietro il poggio
Quasi in buca
Si ballava
Un tuca tuca;
ti prendevo
per la nuca
ti dicevo
Vieni suca.
venerdì, 16 settembre 2005
Per voi e solo per voi rime con (dentro il)retto.
Sopra il tram che va diretto
Ride e scherza il fanciulletto
Lui non sa che glielo metto
Un popone dentro il retto.
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Caldo e gaio sto nel letto
pe' annusar senza sospetto
quell' odore prediletto
che fo uscir da dentro il retto.
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Io di rime ne fo un etto
Per ai negri far dispetto
Ma te frocio maledetto
Tieni i negri dentro il retto.
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Il discorso è assai diretto
Senza l'ombra di un concetto:
a gesù come a maometto
Io gli piscio dentro il retto.
mercoledì, 14 settembre 2005
Tra le espressioni più musicali che conosca, di sicuro la prima è Pepperoni ronta in Maliseti violenta.
Se andiamo a cercare nel resto, però di sicuro spicca anche
- Oh yeah Mastelloni Suca -
domenica, 11 settembre 2005
Sempre per -Odori bollenti- o -A bollore-, presentiamo
Sconcertato in prima istanza
Dal venefico fetore
Vidi 'n te la tracotanza
Di chi spande grande odore.
E tu:
"Non è puzzo
Di cappella
E' il mio culo
A far la fella."
Quivi, io maravigliato
Con il sopracciglio alzato
Rispuosi:
"Ma guarda te;
Credevo fosse
fagiano"
domenica, 11 settembre 2005
"Wristwatch Crisco"
Sole cuore amore
Dentro il culo
C'è l' odore.
sabato, 10 settembre 2005
Continuo la fortunata serie "Poemi d'amore, Marmitta" con questa poesIIna figlia di un ermetismo d'altri tempi il cui titolo (o titolone) è:
"Quando ti guardo - pepeppe peppè peppè - saNba"
Trombano Tutti
Io mai
Se mi lavassi
Forse.
venerdì, 09 settembre 2005
Approfitto di questo spazio per farmi un promemoria.
Devo ricordare di scrivere, appena ho un dieci minuti liberi sopra la tazza del cesso (Momento di creatività maxuma), un poema epico in 36 parti dal nome - forse un po' pretenzioso - di "L'elenco telefonico di Coiano" contenente 36 storie di grandi giocatori di briscola e tressette del circolo arci di Coiano.
Per tenere in me vivo lo spirito creativo, metto ora la prima pietra di questo capolavoro del sapere enciclopedico, questo diderottiano slancio verso l'enumerazione del mondo.
Parte Prima: - Stiavelli Irio -
Ne' bianchi capelli
Tra le grigie membra
Hai denti più gialli
Di quello che sembra
Le rughe che paion
De' gorghi assassini
Ti mangi dal nailon
Trecento lupini;
Poi fin'a che è tardi
Di regio fai data
De' vecchi bastardi
C'è chi l'ha sbagliata.
Tra un gotto di vino
E un porca madonna
Il Brogi cretino
Fa data di donna.
Ma diocane
Non stavi meglio
Quando tifavi Itle?
giovedì, 08 settembre 2005
Negri in rotatoria di notte
Negri in rotatoria di giorno
Col piccone le gambe l'ho rotte
A sti negri di merda ch'ho intorno.
sabato, 03 settembre 2005
Dio Negro m'è passato il sonno.
Comunque. Poesie.
Le belle parole
Il corpo scultoreo
Le labbra spagnuole
Il sorriso d'avorio
Ma intanto lo so
Che tiri su
Gli spaghetti col naso.
"Merenda col Lotti"
Nel giorno di dio
In terra di Legri
Ci stava un fottio
Di luridi negri.
Ma da quando anch'io
Son finito li' (a Legri)
Non pascolan più
Quelle mandrie di babbuini.